Tonino torna a casa, ma il lieto fine è ancora lontano

La storia di Tonino, il cane di Agnone, è diventata un caso emblematico del conflitto tra la gestione del benessere animale e i diritti degli esseri umani.

Il ritorno di Tonino: un cane tra due mondi
A Agnone, piccolo comune in provincia di Isernia, la vicenda del cane Tonino ha scosso la comunità. L’83enne Angiolino Masciotra, contadino di lungo corso, ha finalmente riavuto il suo cane dopo averlo perso, apparentemente, durante un ricovero ospedaliero. Quando l’uomo è tornato a casa, non ha trovato Tonino, che solitamente viveva libero nel suo terreno. Il cane era scomparso, ma una volontaria dell’associazione animalista locale Agape lo ha trovato in strada, privo di microchip, e l’ha preso in carico, credendo che fosse un randagio. Il cane è stato quindi registrato, vaccinato, e una foto è stata pubblicata sui social per avvisare i cittadini del ritrovamento.

Nel giro di 15 giorni, l’uomo si è fatto avanti, affermando di essere il legittimo proprietario di Tonino, ma non ha saputo fornire alcuna prova, nemmeno una foto che confermasse la sua versione. Nonostante la diffidenza, la situazione è degenerata. Il clima si è infiammato, tra insulti sui social e l’intervento di un avvocato che ha richiesto la restituzione del cane. La volontaria ha resistito, temendo per il benessere dell’animale, ma, dopo il parere legale, e sotto l’intensificarsi della pressione mediatica, il cane è stato riconsegnato al suo “proprietario”.

Un ritorno segnato da dubbi e sofferenze
La scena del cane che rientrava in macchina con Masciotra è stata ripresa dalle telecamere e ha mostrato un animale visibilmente smarrito, come se stesse lottando per accettare la situazione. Durante il trasferimento, Tonino sembrava a disagio, guaiva e tentava di scappare. Nonostante i tentativi di Masciotra di rassicurarlo, il cane mostrava segni evidenti di stress. Il contadino ha sostenuto che il cane fosse dimagrito e che avesse vissuto in un “ospizio” durante il suo periodo lontano, accusando implicitamente l’associazione di non avergli fornito cibo a sufficienza.

La vicenda si è conclusa con l’idea di un “lieto fine”, ma la realtà è ben diversa. Agape e molti osservatori hanno evidenziato come questa sia una triste manifestazione di una cultura che non tutela adeguatamente gli animali. Non basta possedere un animale per garantirgli una vita dignitosa. Il caso ha sollevato un interrogativo sulle responsabilità di chi detiene animali: la legge richiede che chi possiede un cane ne garantisca il benessere, anche in caso di malattia o imprevisti.

Responsabilità legale e culturale: un problema persistente
In Italia, la mancanza di attenzione al benessere degli animali è un problema che affligge diverse zone, soprattutto in ambito rurale. Spesso i cani sono considerati più come strumenti da lavoro che come compagni di vita. L’incuria e il maltrattamento, anche se non sempre intenzionali, sono una realtà per molti animali. Secondo l’avvocata Claudia Taccani, esperta in diritto animale, “il proprietario ha sempre l’obbligo di assicurare al cane cure adeguate, anche in caso di temporanee difficoltà personali”. Una responsabilità che non può essere elusa nemmeno dalla scusa dell’età avanzata o della salute precaria. La legge è chiara: ogni detentore di un animale ha il dovere di garantire la sicurezza e il benessere dell’animale.

claudia de napoli

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