Compra un cucciolo, poi lo abbandona perché “troppo grande”: la triste storia di Klausi

Una donna tedesca ha lasciato il cane in rifugio pochi giorni dopo l’acquisto: “Non è come me lo aspettavo”

Non era il Labrador che desiderava, così lo ha abbandonato come si fa con un oggetto difettoso. Succede in Sassonia, in Germania, dove i volontari del rifugio Tierheim Delitzsch si sono ritrovati a dover accogliere Klausi, un cucciolo di pochi mesi abbandonato senza scrupoli da una donna che lo aveva acquistato appena qualche giorno prima. Il motivo? Il cane “non era come quello della foto”.

Non era un Labrador ma un Kangal

Klausi, inizialmente scambiato per un Labrador, è in realtà un Kangal – o Pastore dell’Anatolia – una razza completamente diversa: più grande, più imponente e con un carattere ben definito, adatto solo a padroni esperti. La donna, delusa dalle dimensioni e dall’aspetto del cucciolo, ha deciso di riportarlo in un rifugio, trattandolo come un giocattolo rotto.

Secondo i volontari, è probabile che il cucciolo sia stato acquistato da un commerciante illegale o da un allevatore non certificato, il che spiegherebbe l’errore (o la truffa) sulla razza. Ma quello che indigna è il gesto della proprietaria, che non ha esitato ad abbandonarlo senza cercare una vera soluzione.

Klausi oggi è felice: la sua seconda vita in fattoria

Fortunatamente, Klausi ha avuto un lieto fine. È stato adottato da una famiglia che vive in una fattoria vicino a Eilenburg, dove ora convive con altri cani, gatti e galline. Qui può correre libero e fare ciò che sa fare meglio: proteggere il territorio con affetto e fedeltà. Una nuova vita meritata, per un cane giudicato solo per l’aspetto.

Una lezione per chi acquista cuccioli con leggerezza

La storia di Klausi è un monito contro l’acquisto impulsivo e irresponsabile di animali. Adottare un cane significa assumersi un impegno, non soddisfare un capriccio. È fondamentale conoscere l’allevatore, informarsi sulla razza, valutare con sincerità le proprie capacità e disponibilità.

Come scrive il rifugio sulla propria pagina Facebook: «Gli animali non sono giocattoli. Non si restituiscono quando non piacciono più.»

Francesco Antonicelli

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