Gli animali domestici vivono profondi legami emotivi, ma la scienza rivela un dettaglio inaspettato: cani e gatti non hanno reale consapevolezza della propria mortalità.
La consapevolezza della morte negli animali
Uno dei momenti più dolorosi per chi possiede un animale domestico è affrontarne la perdita. Il lutto per un cane o un gatto può ferire tanto quanto quello per un parente stretto, generando domande difficili: gli animali sanno di stare per morire? Gli studi di etologi e specialisti hanno chiarito che non tutte le specie animali comprendono il significato della morte. Secondo le ricerche, solo mammiferi con cervelli complessi e alcuni uccelli – come corvidi, elefanti, primati e cetacei – mostrano comportamenti legati a una forma di consapevolezza. Queste specie sono capaci persino di rituali funebri: gli elefanti riconoscono le ossa dei loro simili, gli scimpanzé accudiscono e piangono i propri compagni defunti, mentre i corvi partecipano a raduni silenziosi attorno ai corpi dei loro simili. Tuttavia, gli scienziati non hanno ancora stabilito se comprendano davvero l’irreversibilità della morte, ossia il concetto che segna la fine definitiva dell’esistenza.
Il comportamento di cani e gatti davanti alla fine
Cani e gatti vivono la morte in modo diverso rispetto agli animali con comportamenti rituali. Per quanto dotati di sensibilità ed empatia, non sono consapevoli della loro mortalità. Riescono soltanto a percepire il malessere fisico e l’avvicinarsi di un cambiamento, che li porta a mutare atteggiamenti. I gatti, ad esempio, possono nascondersi in luoghi bui, diventare ansiosi o aggressivi, o persino cercare il contatto con altri animali come ultimo saluto. In natura, i felini selvatici spesso si isolano e smettono di nutrirsi, lasciandosi morire in solitudine. I cani, invece, tendono a cercare lo sguardo e il conforto del pet mate, smettono di alimentarsi o di bere, e a volte non riescono più a riconoscere i loro familiari a causa di dolore o cecità senile. Alcuni si rifugiano nella cuccia o rifiutano di alzarsi, mostrando un crescente distacco dal mondo esterno. Questi segnali non indicano una comprensione della morte, ma la reazione al dolore e alla sofferenza.
Il lutto per la perdita dei compagni
Seppure incapaci di capire la loro fine, cani e gatti reagiscono emotivamente alla morte di un amico o del loro pet mate. Numerose testimonianze raccontano di animali che cadono in depressione dopo la perdita, mostrando cambiamenti nel comportamento quotidiano. Possono rifiutarsi di mangiare, cercare luoghi condivisi con il defunto o mantenere abitudini legate alla sua presenza. Il caso più celebre resta quello di Hachiko, l’Akita che per oltre dieci anni attese il ritorno del suo padrone Hidesaburō Ueno alla stazione di Shibuya, a Tokyo. Gli studiosi hanno concluso che quella fedeltà incrollabile derivasse da un profondo sentimento di legame e dalla necessità di ricordare, più che da una consapevolezza della morte. Questo dimostra che, seppur privi di una reale comprensione dell’irreversibilità della vita, gli animali domestici riescono a vivere emozioni intense e a manifestare un dolore autentico.