La tragedia in Romania lascia dietro di sé tre cuccioli senza madre, ancora in attesa del suo ritorno dopo l’uccisione del motociclista italiano Omar Farang Zin.
Un viaggio in moto tra amici si è trasformato in tragedia nei boschi di Arefu, nei pressi della diga di Vidraru in Romania. Qui il 48enne Omar Farang Zin, appassionato motociclista originario della Basilicata, ha perso la vita dopo essere stato aggredito da un’orsa. Pochi istanti prima aveva scattato foto e registrato video dell’animale, immortalando anche la frase: “Guarda che bell’orso!”. Ma la femmina, che si trovava insieme ai suoi tre cuccioli, lo ha percepito come una minaccia e lo ha attaccato con ferocia, trascinandolo per decine di metri fino a una scarpata. L’uomo è stato ritrovato senza vita, mentre l’orsa è stata successivamente abbattuta dalle autorità, lasciando tre piccoli senza protezione.
Il dramma non si è concluso con la morte dell’uomo e dell’orsa. I tre cuccioli, rimasti soli, continuano a cercare invano la madre. Dopo l’ultimo avvistamento si sono dispersi, alimentando il timore che possano non sopravvivere senza cure. Sul loro futuro pesa un rimpallo burocratico che ha rallentato le decisioni. La Ministra dell’Ambiente Diana Buzoianu ha indicato la necessità di trasferirli al santuario di Zarnesti, la stessa struttura che dovrebbe accogliere l’orsa JJ4, responsabile della morte di Andrea Papi in Trentino nel 2023. Le autorità locali di Arges, però, hanno dichiarato di attendere un’autorizzazione ministeriale che secondo il dicastero non sarebbe necessaria. Intanto i piccoli restano senza un punto di riferimento, in balia di un pericolo costante.
A rendere ancora più dolorosa la vicenda è il contesto in cui è avvenuta. La zona era segnalata da cartelli che vietavano di avvicinarsi agli animali selvatici, un avvertimento purtroppo ignorato. Già a fine maggio altri tre attacchi mortali avevano insanguinato la regione. Le autorità rumene sono ora divise su come gestire i tre cuccioli orfani, mentre cresce l’allarme tra ambientalisti e cittadini. “Devono essere salvati al più presto”, è l’appello lanciato da associazioni animaliste, che chiedono un intervento rapido per evitare un’altra tragedia. La sorte dei piccoli rimane appesa a decisioni rimandate, mentre nel bosco continuano ad aspettare una madre che non tornerà mai più.
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