I Cani e il loro mondo

La storia di Tank, il Labrador che attendeva solo di sentirsi chiamare per nome

Un Labrador nero adottato in un rifugio ritrova la fiducia grazie a una lettera lasciata dal suo padrone, un militare partito per l’Iraq.

Un’adozione difficile

Quando si era trasferito in una nuova città, l’uomo sentiva il bisogno di compagnia. Così, vedendo al telegiornale l’annuncio di un Labrador nero di nome Reggie in cerca di casa, decise di adottarlo. Al rifugio lo accolsero con il suo tappetino, alcune palline da tennis e una busta chiusa, scritta dal precedente proprietario.

All’inizio, però, il rapporto non fu semplice. Per due settimane il cane sembrava distante, quasi incapace di legarsi al nuovo padrone. Non rispondeva agli stimoli, non si lasciava andare, restava in disparte.

La lettera che cambia tutto

Un giorno l’uomo decise di aprire quella busta lasciata dal vecchio proprietario. Dentro c’era una lettera che raccontava molto della vita del cane. Reggie amava inseguire le palline da tennis, conosceva diversi comandi, detestava il veterinario e aveva bisogno di tempo per adattarsi a una nuova casa. Ma in fondo alla lettera c’era una rivelazione che avrebbe cambiato tutto: il suo vero nome non era Reggie, ma Tank.

Il padrone precedente spiegava di essere un militare partito per l’Iraq. Nel caso non fosse più tornato, aveva affidato al rifugio il compito di prendersi cura del cane, lasciandogli un’eredità fatta di affetto, ricordi e istruzioni per chi avrebbe scelto di adottarlo.

Il momento della svolta

Dopo aver letto la lettera, l’uomo si avvicinò al Labrador e pronunciò il suo vero nome: «Tank». In un attimo il cane alzò la testa, come se avesse atteso per mesi di sentire di nuovo quella parola. Si avvicinò fiducioso, si rilassò e mostrò per la prima volta di sentirsi davvero a casa.

L’uomo provò a dirgli “palla”. Tank scattò, corse via e tornò poco dopo stringendo tra i denti ben tre palline, come a voler dire che la sua storia non era finita, che l’amore che aveva conosciuto non era stato perduto per sempre.

Da quel momento Tank non fu più un cane diffidente, ma un compagno fedele che aveva finalmente ritrovato il filo invisibile che lo legava a una vita piena di affetto.

Emanuele Larocca

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