Un racconto struggente dà voce a un cane lasciato lungo la strada, che continua ad aspettare chi lo ha abbandonato, incapace di capire di non essere più voluto.
«Sono rimasto lì dove mi hai lasciato per due giorni interi. Ho dormito sul ciglio della strada. Ero terrorizzato dal rumore delle auto, ma non mi sono mosso». Così inizia la lettera immaginaria di un cane che racconta, con parole che tagliano l’anima, l’attesa inutile di chi non tornerà. Ogni riga è un grido di amore e fedeltà verso la persona che lo ha lasciato, e che lui continua a chiamare “mamma”.
«Una sera una donna si è fermata, mi ha invitato a dormire da lei, ma ho detto di no. Le ho spiegato che ti stavo aspettando… ma non mi ha ascoltato». In queste parole, c’è tutta la confusione di un animale che non conosce l’abbandono, che non può capire la crudeltà di chi decide di andarsene. La donna lo salva, lo porta via con sé, ma lui non riesce a smettere di piangere, convinto che la sua famiglia tornerà a cercarlo.
Ora ha un letto, del cibo e una mano gentile che lo accarezza. Ma dentro di lui vive ancora la nostalgia. «Mi chiama Milo, ma io ho già un nome. Quando mi vieni a prendere, puoi dirglielo…». È una lettera che non parla solo di dolore, ma anche di perdono, perché il suo cuore non conosce rancore. Milo — come ora lo chiamano — impara piano piano che l’amore non finisce, si trasforma. E forse, un giorno, riuscirà a credere che quella nuova casa può davvero essere la sua.
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