I Cani e il loro mondo

Denutrizione e insufficienza cardiaca: perché i veterinari hanno deciso l’eutanasia

Un cane recuperato in condizioni disperate a Richmond è stato sottoposto a eutanasia: il centro sollecita indagini e responsabilità per l’abbandono.

Il ritrovamento e le condizioni critiche

A Richmond, lungo la trafficata Trenton Avenue, gli operatori del centro Richmond Animal Care and Control hanno ricevuto la segnalazione di un cane in gravi condizioni. Sul posto, gli agenti hanno trovato l’animale visibilmente sofferente: pancia gonfia e difficoltà respiratorie tali da far sospettare un versamento pleurico o un’insufficienza cardiaca avanzata. Accanto a lui c’era un altro cane, magro e denutrito, che è stato recuperato e trasferito per cure immediate.
I veterinari che hanno preso in carico i due animali hanno eseguito visite e accertamenti di primo livello. La radiografia e gli esami clinici hanno evidenziato una situazione compromessa: l’animale presentava un versamento al polmone e uno stato di debilitazione generale tale da rendere estremamente rischosi eventuali interventi chirurgici o terapie invasive.

La scelta dei veterinari e le motivazioni mediche

Di fronte a uno stato clinico così compromesso, il team medico ha valutato le opzioni terapeutiche possibili. Dopo aver considerato il peggioramento delle condizioni, il peso degli interventi e la prognosi infausta, la decisione presa è stata quella di procedere all’eutanasia per evitare ulteriori sofferenze all’animale. Il centro ha descritto il momento con grande dolore, sottolineando come la scelta sia sempre l’ultima e dettata da criteri strettamente veterinari.
Gli operatori hanno spiegato che, in situazioni di insufficienza cardiaca grave con versamento pleurico massivo e condizioni sistemiche di denutrizione, le possibilità di recupero sono molto limitate e gli interventi potrebbero aumentare il dolore senza offrire prospettive realistiche di sopravvivenza. Per questo motivo, il provvedimento, seppure doloroso, è stato ritenuto l’unico atto compatibile con il benessere animale residuo.

La denuncia del rifugio e la richiesta di giustizia

Dal Richmond Animal Care and Control è arrivato un appello rivolto ai cittadini: chi avesse informazioni sul proprietario o sul responsabile dell’abbandono è invitato a farsi avanti, anche in forma anonima. «Dì una preghiera per quel dolce cane che è dovuto morire oggi tra le braccia di estranei perché il suo proprietario l’ha deluso. Non ci sono scuse per questo», recita il messaggio diffuso dal centro, che chiede inoltre l’attivazione degli strumenti giudiziari previsti per i casi di maltrattamento e abbandono.
Il personale del centro ha espresso sgomento per lo stato in cui era ridotto l’animale e ha annunciato che, pur non potendo restituire la vita al cane, si impegnerà a fornire tutte le informazioni raccolte alle autorità competenti per individuare eventuali responsabilità. Nel frattempo, il compagno trovato con lui è stato preso in carico, ricevendo cure e attenzioni e avviato a un percorso di recupero.

Il quadro più ampio: sovraffollamento e difficoltà dei rifugi

La vicenda riporta all’attenzione il tema del sovraffollamento nei rifugi e della crisi delle adozioni, fattori che spesso costringono le strutture a scelte drammatiche quando gli animali arrivano in condizioni incompatibili con il recupero. Gli operatori sottolineano come la prevenzione — attraverso controlli, segnalazioni tempestive e responsabilità dei proprietari — sia fondamentale per evitare tragedie simili. Le autorità locali sono state informate e dovranno valutare se ci siano gli elementi per avviare indagini amministrative o penali.

claudia de napoli

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