I Cani e il loro mondo

Madre scheletrica implora aiuto sul ciglio della strada per salvare il cucciolo

Affamata e allo stremo, una cagna senza nome ha resistito giorni sotto il sole chiedendo solo una cosa: salvare il suo piccolo nascosto tra i rovi.

La marcia disperata lungo la strada e l’istinto di protezione
Camminava sul ciglio della strada spinta solo dall’istinto. Il corpo era ridotto all’osso, la pelle tesa sulle costole sporgenti, le zampe tremavano a ogni passo sotto un sole implacabile. Non cercava cibo per sé. Non cercava acqua. I suoi guaiti erano suppliche rivolte a ogni automobile che passava veloce, a ogni persona che tirava dritto senza fermarsi. Si allontanava di pochi metri, poi tornava indietro, si girava, indicava qualcosa tra l’erba alta e secca. Tra i rovi, nascosto alla vista, c’era il suo cucciolo. Piccolissimo, quasi immobile, troppo debole per piangere. Lei lo raggiungeva, lo leccava con delicatezza, lo spingeva piano con il muso per tenerlo vigile. Poi si accucciava accanto a lui, facendo scudo con il proprio corpo esausto per proteggerlo dal caldo e dal vento. Giorni interi senza nutrirsi, senza bere. Restava lì, tornando sulla strada solo per implorare. I suoi occhi infossati e lucidi sembravano dire una sola cosa: “Salvategli la vita. Lui soltanto”.

L’indifferenza e il momento in cui qualcuno si ferma
Le auto rallentavano a volte. Qualcuno osservava la scena per pochi secondi, qualcuno scuoteva la testa e ripartiva. Nessuno si fermava davvero. La madre continuava a tornare sul ciglio dell’asfalto, emettendo guaiti sempre più deboli ma ostinati. Poi, finalmente, una macchina si fermò. Una persona scese, si avvicinò con passi lenti e voce calma. Lei non scappò. Fece un passo indietro, poi si voltò e camminò avanti, come se sapesse esattamente cosa fare. “Vieni, seguimi”, sembrava dire. Tra i rovi apparve il cucciolo. Venne preso tra le braccia con infinita cautela. Solo allora la madre accettò di avvicinarsi. Le offrirono acqua e un po’ di cibo. Lei mangiò soltanto dopo aver visto il piccolo al sicuro, tra mani che non facevano male. Il suo corpo cedette solo quando la paura più grande fu allontanata.

Il rifugio, la ripresa e una nuova vita insieme
Al rifugio non servirono nomi elaborati. Lei divenne semplicemente Mamma. Il cucciolo, Piccolo. Nei primi giorni Mamma non si allontanava dal box. Dormiva accanto al piccolo, lo controllava continuamente, lo leccava ogni volta che si muoveva. Solo quando Piccolo iniziò a bere con più forza, a muovere la coda, a tentare i primi passi incerti, Mamma permise a se stessa di mangiare di più e di accettare una carezza. Con il tempo riprese peso, il pelo tornò morbido, lo sguardo di nuovo vigile. Oggi cammina nel cortile con passo sicuro, senza mai perdere di vista il suo cucciolo che corre e gioca. Vivono insieme in una casa calda, con ciotole sempre piene e mani che si fermano a salutare. Quando Mamma guarda fuori dalla finestra, non teme più la strada, perché qualcuno ha ascoltato il grido silenzioso di una madre.

Francesco Antonicelli

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