Quei cani che danno “fastidio”: rifiutati negli affitti, richiesti nei terremoti

Le difficoltà affrontate da chi vive con un cane contrastano con il ruolo fondamentale che gli animali svolgono nelle emergenze, tra soccorsi, ricerche e interventi di salvataggio.

Le limitazioni quotidiane per chi vive con un cane

Chi convive con un cane si scontra spesso con una serie di divieti e restrizioni. L’accesso alle spiagge viene negato perché considerato un disturbo per le vacanze altrui. La ricerca di una casa in affitto si interrompe di frequente davanti a un rifiuto netto: “con un cane non se ne parla”. Anche l’utilizzo dei mezzi pubblici, come autobus e treni, diventa complicato a causa di regolamenti che considerano gli animali fonte di disagio. Situazioni comuni che incidono sulla quotidianità di migliaia di persone.

Il cane come risorsa nelle emergenze e nei soccorsi

Queste limitazioni convivono con una realtà opposta. Gli stessi cani che vengono esclusi da spazi e servizi sono spesso impiegati in operazioni di soccorso. Entrano tra le macerie dopo un terremoto per individuare persone intrappolate. Vengono utilizzati nelle ricerche di dispersi nei boschi e in montagna, anche in assenza di segnale o in condizioni estreme. Sono addestrati a tuffarsi in acque gelide per raggiungere chi è in difficoltà, dove l’intervento umano risulta impossibile o troppo rischioso.

Un ruolo riconosciuto solo nelle situazioni estreme

Il contrasto emerge in modo evidente: animali considerati ingombranti nella vita quotidiana diventano indispensabili nei momenti di emergenza. Nei salvataggi non viene chiesto loro se siano ammessi su una spiaggia o su un divano. Viene chiesto di intervenire, e lo fanno senza esitazione. Una contraddizione che evidenzia il diverso valore attribuito ai cani a seconda del contesto, tra esclusione ordinaria e riconoscimento straordinario del loro contributo alla sicurezza collettiva.

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