Abbandonata in un sacco nero davanti a un rifugio, la storia di Maris

Trovata in un sacco nero davanti a un rifugio, Maris viene salvata dai volontari. Accanto a lei un biglietto e una richiesta d’aiuto.

Il ritrovamento davanti al rifugio

Era stata abbandonata all’interno di un sacco nero, lasciata fuori dal rifugio come se potesse scomparire insieme al buio che la circondava. Quando i volontari l’hanno trovata, il suo corpo tremava per il freddo e per la paura. Era immobile, silenziosa. Non ha pianto, non ha abbaiato. Ha soltanto sollevato lo sguardo, mostrando due occhi grandi e smarriti, come se cercassero una spiegazione a ciò che le stava accadendo. Non è possibile stabilire da quanto tempo fosse lì, esposta alla pioggia e al gelo, avvolta dal silenzio.

Il biglietto e una richiesta disperata

Accanto a lei c’era un foglietto inzuppato d’acqua. Poche parole, scritte in fretta, lasciate come unico messaggio: “Si chiama Maris. Vi prego, trovatele una casa.” Nessuno saprà mai chi lo abbia scritto né cosa abbia portato a quella scelta. Quel biglietto è l’unico frammento di una storia precedente, fatta probabilmente di difficoltà e rinunce. Maris, nonostante l’abbandono, non mostrava segni di aggressività o paura verso chi si avvicinava. La sua dolcezza appariva intatta, come se non fosse stata scalfita da ciò che aveva subito.

La speranza di una nuova possibilità

Oggi Maris è al sicuro. Quando sente pronunciare il suo nome, muove ancora la coda. Continua a fidarsi delle persone che si prendono cura di lei, a sperare, a credere che l’affetto possa essere reale. Non mostra chiusura né diffidenza, ma un’attesa silenziosa. Forse questa volta la sua storia prenderà una direzione diversa. Forse qualcuno, finalmente, sta per sceglierla e offrirle la stabilità che le è mancata.

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