Un cane da montagna dei Pirenei noto per la sua pigrizia si rivela decisivo durante una fuga di monossido notturna, svegliando una famiglia e salvandole la vita.
La famiglia Miller aveva adottato un cane da montagna dei Pirenei di nome Orso. Enorme, affettuoso e apparentemente disinteressato a tutto ciò che accadeva intorno. Dormiva quasi venti ore al giorno, ovunque trovasse spazio: sul divano, sul tappeto, in corridoio. Il campanello non lo smuoveva, i rumori non lo disturbavano. Apriva appena un occhio, osservava e tornava a dormire. Il signor Miller scherzava spesso sul fatto di avere “il peggior cane da guardia di sempre”, convinto che Orso avrebbe accolto un ladro chiedendo solo una carezza. Per anni, nulla aveva smentito quella fama di pigrizia assoluta.
Una notte, alle due del mattino, la casa era immersa nel silenzio. Tutti dormivano al piano di sopra: mamma, papà e i tre bambini. All’improvviso, il signor Miller si svegliò con una sensazione di peso sul petto. Orso era in piedi sul letto, cosa che non aveva mai fatto. Guaiti insistenti, poi una zampata sul viso. L’uomo cercò di allontanarlo, ma il cane abbaiò con forza vicino al suo orecchio e afferrò la manica del pigiama, tirando con decisione. In quel momento arrivarono i primi sintomi: capogiro, dolore alla testa, gambe deboli. La moglie non rispondeva. Orso corse in corridoio, abbaiò e tornò indietro come per guidarlo. L’aria era pesante, irrespirabile. I bambini dormivano profondamente e non si svegliavano. Orso entrò nella stanza della più piccola, tirò la coperta facendola cadere. Il rumore la fece piangere. Fu allora che il signor Miller capì: monossido di carbonio.
Con l’adrenalina che lo sosteneva, il signor Miller prese la moglie, chiamò i figli e, guidato da Orso, riuscì a portarli fuori casa. Il cane correva avanti e indietro, abbaiando, spingendo i bambini verso l’uscita. Una volta all’esterno, crollarono sull’erba respirando l’aria fresca. Orso rimase accanto a loro, vigile. All’arrivo dei vigili del fuoco, le misurazioni confermarono una concentrazione di gas letale. “Se foste rimasti dentro altri venti minuti, nessuno si sarebbe svegliato”, spiegò il caposquadra. Orso, intanto, dormiva già nel prato, come se nulla fosse. In quel momento il signor Miller comprese che non era mai stato pigro. Aveva solo conservato le energie per il momento in cui servivano davvero.
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