I Cani e il loro mondo

Ogni martedì abbaiava al camion della spazzatura, fino al giorno in cui Rusty non ha più risposto

Per dieci anni un Golden Retriever ha atteso il camion dei rifiuti ogni martedì. Un gesto semplice, diventato rito settimanale, si è interrotto lasciando un silenzio carico di emozione.

Un appuntamento settimanale diventato amicizia

Per un decennio, ogni martedì, Rusty, un Golden Retriever dal pelo dorato, aspettava puntuale dietro il cancello di casa.
Non lo faceva per abitudine, ma per gioia.
Il rumore del camion della spazzatura era per lui un richiamo inconfondibile.
Appena vedeva arrivare il mezzo, abbaiava e scodinzolava con entusiasmo, senza mai mancare all’appuntamento.
A bordo c’era Dave, operatore ecologico, che conosceva bene quel cane.
Ogni settimana, al termine del giro, scendeva dal camion con un biscotto in mano.
Un gesto semplice, ripetuto nel tempo, che aveva trasformato un servizio ordinario in un momento speciale.
Per Dave, quel saluto era diventato il momento più bello della settimana.
Per Rusty, era una festa fatta di attenzioni, carezze e qualche secondo di felicità pura.

Il martedì in cui il cancello è rimasto chiuso

Lo scorso martedì, Dave è sceso dal camion con il biscotto come sempre.
Ma il cortile era vuoto.
La casa silenziosa.
Nessun abbaio, nessuna coda a muoversi dietro il cancello.
Dave ha fischiato, chiamando Rusty per nome.
Non è arrivata alcuna risposta.
Pochi istanti dopo, una donna è uscita di casa.
Aveva gli occhi lucidi e le lacrime che le scendevano sul viso.
Ha scosso lentamente la testa, senza bisogno di parole.
In quel momento, Dave ha compreso.
Il biscotto gli è scivolato di mano, cadendo a terra.
Il rito del martedì si era spezzato, lasciando solo un vuoto improvviso e difficile da colmare.

Un saluto silenzioso davanti al cancello

Il martedì successivo, il camion si è fermato di nuovo davanti a quella casa.
Questa volta Dave non aveva con sé un biscotto.
Si è avvicinato lentamente al cancello chiuso e silenzioso.
Ha posato sul palo un mazzo di fiori e una pallina da tennis nuova di zecca.
È rimasto lì per qualche istante, accarezzando il legno consumato, proprio nel punto dove per anni il naso di Rusty spuntava ogni settimana.
Poi ha sussurrato: «Bravo ragazzo, Rusty. Ci vediamo dall’altra parte».
Non c’erano spettatori, né parole da aggiungere.
Solo il ricordo di un’amicizia nata senza promesse e cresciuta nel tempo, fatta di gesti semplici e presenza costante.

Francesco Antonicelli

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