Secondo veterinari ed esperienze cliniche, molti cani cercano il loro umano negli ultimi istanti. Un comportamento silenzioso che racconta il legame profondo tra animale e proprietario.
La testimonianza di Jessie Dittrich e la realtà in clinica veterinaria
La riflessione nasce da una domanda posta da Jessie Dittrich a un veterinario: quale sia davvero la parte più difficile del suo lavoro. La risposta, condivisa e rilanciata in tutto il mondo, non riguarda l’atto medico finale, ma ciò che accade prima.
Secondo quanto riferito, circa il 90% dei proprietari non riesce a rimanere nella stanza durante gli ultimi minuti di vita del proprio cane. L’uscita anticipata avviene per dolore emotivo, incapacità di affrontare il distacco o timore di assistere a quel momento. Nel frattempo, l’animale, già sedato o in fase terminale, guarda intorno a sé alla ricerca della persona di riferimento.
Il comportamento dei cani prima dell’ultimo respiro
I veterinari spiegano che i cani non percepiscono la morte come un evento imminente nel senso umano. Non provano angoscia anticipatoria, ma restano concentrati sull’ambiente e soprattutto sul loro umano.
Negli ultimi istanti, molti cani mantengono lo sguardo vigile, cercano una voce familiare o un contatto fisico. Il tremolio delle zampe e il rallentamento del respiro non sono necessariamente associati al dolore, ma a un progressivo rilassamento del sistema nervoso. In questa fase, il cervello rilascia ossitocina, lo stesso neurotrasmettitore legato alle emozioni positive e al legame affettivo.
La presenza del proprietario come elemento di conforto
Gli operatori sanitari sottolineano che la presenza del proprietario può offrire all’animale un senso di sicurezza fino alla fine. Una carezza, una mano appoggiata sul muso o una voce calma contribuiscono a mantenere un ambiente emotivamente stabile.
Per questo motivo, molti veterinari invitano, quando possibile, a restare accanto al proprio cane durante l’ultimo momento. Non si tratta di un obbligo, ma di una possibilità di accompagnamento che può ridurre la confusione dell’animale e garantire un passaggio sereno. In quel contesto, il cane non “saluta”, ma vive un ultimo istante coerente con tutta la sua vita: cercare e riconoscere la persona a cui è stato legato.