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Un cane randagio viene trovato disteso su un orsacchiotto tra i rifiuti e i netturbini, colpiti dalla scena, lo ritrovano nello stesso punto notte dopo notte.
Quando i netturbini lo hanno visto per la prima volta, durante il consueto giro notturno di raccolta, si sono fermati senza sapere cosa fare.
Il cane randagio era adagiato sul marciapiede, disteso con il corpo raccolto sopra un vecchio peluche sporco, come se lo stesse proteggendo o usando come unico giaciglio possibile.
Avrebbero dovuto spostarlo per raccogliere l’orsacchiotto e gettarlo nel camion insieme agli altri rifiuti, ma nessuno ha avuto il coraggio di farlo.
L’animale non si muoveva, non ringhiava, non chiedeva attenzione, restava semplicemente lì, immobile, aggrappato a quell’oggetto come se fosse l’unica cosa rimasta.
Alla fine hanno deciso di lasciare tutto com’era, portando via con sé un’immagine che li ha accompagnati per tutta la notte.
La sera successiva, passando dallo stesso punto, i netturbini hanno rallentato istintivamente.
Il cane era ancora lì, nella stessa posizione, sopra lo stesso peluche, come se nulla fosse cambiato.
Il giorno dopo ancora, e poi quello successivo, sempre uguale, sempre nello stesso punto del marciapiede.
Non sembrava un caso né una coincidenza, ma una scelta precisa.
Quel peluche, abbandonato tra i rifiuti, era diventato qualcosa di più di un oggetto: una presenza costante, l’unico compagno possibile per un cane che non aveva altro.
Notte dopo notte, l’animale tornava lì, come se fosse diventato il suo punto fermo in una strada che non offriva nulla.
Osservandolo, chi lavora ogni notte tra i rifiuti ha avuto la sensazione di assistere a qualcosa di più profondo di una semplice scena di strada.
Quel cane sembrava aver trasformato l’orsacchiotto nel suo compagno umano, quello che ogni randagio cerca invano per tutta la vita, prima di morire al freddo o tra i rifiuti di un marciapiede.
Il peluche non lo scaldava davvero, non lo nutriva e non lo proteggeva, ma era sufficiente perché tornasse ogni notte nello stesso punto.
Una solitudine silenziosa, che non chiede nulla e che resta invisibile ai più, ma che per chi l’ha vista è diventata impossibile da dimenticare.
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