Un asino abbandonato in Basilicata viene lasciato per anni senza cure, osservato a distanza, simbolo silenzioso di incuria e responsabilità mancate verso gli animali.
L’asino abbandonato, chiamato Pepe da chi lo osservava da lontano, vive per anni in un piccolo recinto improvvisato nelle campagne della Basilicata. Nessuna indicazione ufficiale, solo un terreno marginale, lontano da strade frequentate. L’animale appare subito anziano, con il dorso incurvato e il passo lento. Non ha ripari adeguati. D’estate resta sotto il sole, d’inverno affronta pioggia e freddo senza protezione.
Chi passa nota la sua presenza sempre uguale. Pepe è lì, fermo, spesso rivolto verso la stessa direzione. L’acqua non è sempre disponibile. Il fieno arriva in modo irregolare. Non si sentono ragli. L’asino sembra aver smesso di richiamare attenzione. Un agricoltore della zona, Antonio, racconta: “Non l’ho mai visto muoversi davvero, era come se aspettasse qualcosa che non arrivava”.
Le segnalazioni sono sporadiche. Nessun intervento immediato. Pepe diventa parte del paesaggio, una presenza silenziosa che tutti conoscono ma che nessuno prende in carico. Col passare degli anni, il suo stato peggiora. Il manto perde colore, le zampe cedono lentamente. L’animale continua a restare in piedi per lunghi periodi, poi si sdraia sempre più spesso.
Alcune persone provano a informarsi. Viene detto che l’asino è accudito, che non è solo. In realtà, le visite sono rare. Non ci sono controlli regolari. Pepe resta legato a una gestione minimale. Una volontaria, Maria, riferisce: “Ogni volta che tornavo era più magro, ma nessuno voleva esporsi”.
L’asino non oppone resistenza a nulla. Non tenta di fuggire. Non reagisce alla presenza umana. Quando qualcuno si avvicina, solleva appena la testa. Non cerca contatto. È come se avesse imparato che non serve. Le stagioni passano, segnate solo dai cambiamenti del terreno attorno a lui.
Con l’arrivo di un inverno particolarmente rigido, le condizioni diventano critiche. Pepe fatica ad alzarsi. Resta a terra più a lungo. Chi lo vede segnala la situazione, ma i tempi si allungano. Quando finalmente viene richiesto un intervento, l’asino è già molto debilitato.
Pepe viene trovato una mattina disteso nel recinto. Non si rialza. Un veterinario conferma che le condizioni generali sono compromesse da tempo. Non ci sono segni di violenza recente, solo anni di trascuratezza. L’asino muore senza clamore, nello stesso spazio in cui aveva vissuto.
La sua storia resta legata alla Basilicata, senza nomi di luoghi precisi. Non ci sono immagini ufficiali, solo racconti. Pepe diventa un esempio silenzioso di ciò che accade quando la responsabilità viene rimandata. Un animale che non ha chiesto altro se non cure essenziali e presenza costante.
Il recinto resta vuoto. Chi passa lo nota subito. L’assenza è più evidente della presenza che lo aveva preceduto per anni.
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