Un testo crudo racconta l’abbandono dal punto di vista di un gatto. Fame, paura e smarrimento spiegano perché lasciare un animale equivale a ucciderlo lentamente.
La paura di chi si ritrova solo in un mondo sconosciuto
“Sorellina ho fame, abbi pazienza” è una frase semplice che racchiude uno stato di smarrimento totale, quello di chi si ritrova improvvisamente in un luogo estraneo senza alcun punto di riferimento.
Quando si viene lasciati in un posto che non si conosce, senza persone familiari, senza capire ciò che accade intorno e senza sapere dove andare, ogni certezza scompare.
Non c’è modo di chiedere aiuto, non c’è un rifugio sicuro, non c’è la possibilità di spiegare la propria paura o il proprio bisogno, perché tutto ciò che prima era casa è stato cancellato in un attimo.
Fame, stanchezza e istinto di nascondersi
La confusione lascia presto spazio alla fame, alla sete, alla stanchezza profonda e a un panico che cresce ora dopo ora.
In queste condizioni l’unica reazione possibile diventa nascondersi, per riposare, per evitare pericoli, per sfuggire alle persone cattive o a chi potrebbe fare del male.
Ci si nasconde perché non si hanno forze, perché il corpo è esausto e perché ogni rumore diventa una minaccia, mentre la solitudine amplifica la paura e rende ogni momento più difficile del precedente.
L’abbandono visto dagli occhi di un gatto
Questo è ciò che prova un gatto abbandonato, improvvisamente catapultato in una realtà che non comprende e che non sa affrontare.
Non è una scelta temporanea né un gesto innocuo, ma una condanna lenta fatta di fame, freddo, disorientamento e pericoli continui.
Abbandonare un gatto significa togliergli ogni possibilità di difesa e costringerlo a sopravvivere in un mondo che non è fatto per lui, trasformando la solitudine in una sofferenza quotidiana.