Ogni mattina il gatto del vicino entra in casa come un proprietario, pretende colazione e si accomoda sul divano, convinto di vivere lì.
Non è un randagio e non è nemmeno in cerca di riparo. È semplicemente il gatto del vicino, ma ogni mattina si presenta alla porta con la sicurezza di chi conosce perfettamente l’indirizzo. Entra con passo deciso, attraversa il soggiorno e salta sul divano come se avesse sempre abitato lì. Non mostra esitazioni. Miagola con tono convinto, quasi pretendendo la colazione, e poi si sistema con naturalezza, come se tutto fosse perfettamente normale.
La scena si ripete quotidianamente, senza variazioni. Nessun dubbio, nessuna incertezza. L’atteggiamento è quello di un residente abituale, più che di un ospite occasionale.
Con tono gentile, a volte si prova a ricordargli che quella non è la sua casa. “Ehi… guarda che tu qui non vivi”. La reazione, però, è sorprendente. Sembra davvero offeso. Si ferma, osserva, quasi incredulo di fronte a quella puntualizzazione. Per qualche minuto si allontana, ma non per molto.
Dopo poco tempo è di nuovo davanti alla porta, pronto a ricominciare. Come se nulla fosse accaduto. Nessun rancore, nessuna memoria dell’episodio precedente. Solo la determinazione di rientrare e riprendere posto nel suo angolo preferito del divano.
Col passare dei giorni, correggerlo ha perso di senso. Se nella sua routine quotidiana quella casa è diventata una tappa fissa, contrastare la convinzione non cambia le cose. Ormai viene considerato un coinquilino part-time: non paga l’affitto, non contribuisce alle spese, ma porta con sé una presenza costante e irresistibile.
Forse non si tratta di confusione. Forse ha semplicemente deciso che l’affetto non ha confini rigidi, né campanelli da rispettare. E ogni mattina, puntuale, torna a dimostrarlo.
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