Ogni ritorno a casa aveva lo stesso copione. Non importava se l’assenza fosse durata pochi minuti o intere ore. Bruno aspettava, attento, e quando la porta si apriva arrivava sempre con qualcosa tra i denti.
Non era un gesto casuale. Era una scelta. Palline consumate, peluche, coperte trascinate dal divano, perfino piccoli cuscini. Ogni oggetto diventava un dono personale, un modo per dire “sei tornata” senza bisogno di parole.
Non dimenticava mai. Ogni singolo giorno, senza eccezioni. Quel rituale era diventato parte della routine, una certezza affettuosa che precedeva ogni abbraccio.
Il giorno in cui non trovò nulla e scelse una foglia
Un pomeriggio, però, accadde qualcosa di diverso. Tutti i suoi giochi erano stati lavati e messi ad asciugare. Quando la porta si aprì, Bruno si fermò per un istante. Cercò tra i soliti posti, ma non trovò nulla da offrire.
Lo sguardo cambiò. Sembrava quasi dispiaciuto, come se temesse di non poter mantenere la sua promessa silenziosa. Poi iniziò a osservare il pavimento, determinato a non presentarsi “a mani vuote”.
All’improvviso notò una foglia secca, caduta vicino all’ingresso. La prese con delicatezza, come fosse fragile. E in quell’istante l’entusiasmo tornò nei suoi occhi.
Corse incontro con la stessa gioia di sempre, orgoglioso di quel piccolo tesoro.
Una foglia che valeva più di qualunque regalo
Quella foglia gialla non era un oggetto qualunque. Era la prova che il gesto contava più del contenuto. Non era il valore materiale a fare la differenza, ma l’intenzione.
In quel momento divenne chiaro che il dono più prezioso non era la foglia in sé, ma l’amore che la accompagnava. Un gesto ripetuto ogni giorno, fino a trasformarsi in memoria.
Oggi resta il ricordo di quel rituale, di quegli sguardi pieni di orgoglio, di quella foglia raccolta con cura per non deludere. E in ogni cosa semplice, in ogni foglia che cade, riaffiora la presenza di Bruno.