Per 200 giorni nessuno ha scelto Nacho al rifugio. Adulto e silenzioso, veniva ignorato. Finché una donna si è fermata davanti alla sua gabbia.
Quando lo portarono in struttura, Nacho appariva irriconoscibile. Il pelo opaco, le cicatrici evidenti sul dorso, lo sguardo spento. Non reagiva ai richiami, non cercava contatto.
I segni sul corpo lasciavano intuire un passato fatto di incuria e difficoltà. Non è chiaro per quanto tempo abbia vissuto per strada, ma il suo stato fisico raccontava settimane, forse mesi, di abbandono.
La prima notte in rifugio non mangiò. Non abbaiò. Restò rannicchiato contro il muro del box, immobile, come se volesse scomparire. Gli operatori notarono subito una profonda chiusura emotiva.
Con il passare del tempo, Nacho iniziò a osservare ciò che accadeva intorno a lui. Ogni mattina persone diverse attraversavano il corridoio. Si fermavano davanti ai cuccioli, ridevano, scattavano foto, chiedevano informazioni.
All’inizio provava ad attirare l’attenzione. Si alzava, scodinzolava, poggiava la zampa sulla grata. Poi, dopo ripetuti tentativi ignorati, smise.
I giorni diventarono settimane. Le settimane, mesi. Per 200 giorni nessuno lo scelse. Adulto, tranquillo, poco appariscente, passava inosservato.
Con il tempo iniziò a restare nascosto sotto una coperta. Non cercava più sguardi. Si limitava ad aspettare, senza aspettarsi nulla.
Il giorno 200 entrò una donna. Non si affrettò verso i box più rumorosi. Camminò lentamente lungo il corridoio, osservando ogni cane.
Si fermò davanti a Nacho. Si accovacciò e lo guardò negli occhi. “Hai aspettato abbastanza… vero?” disse a bassa voce.
Non ci furono esitazioni. La porta del box si aprì e Nacho uscì con passo incerto. La seguì, lentamente, come se temesse un errore.
In auto, durante il viaggio verso la nuova casa, la donna gli accarezzò la testa. Nacho appoggiò il muso contro di lei e, per la prima volta dopo mesi, scodinzolò con naturalezza.
Quel giorno non fu soltanto adottato. Fu scelto dopo 200 giorni di attesa.
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