Karina, 4 anni, si smarrisce in un villaggio della Russia e resta dodici giorni nel bosco con temperature sotto zero; a salvarla è la sua cagnolina Naida.
Karina, appena quattro anni, viveva in un piccolo villaggio della Russia, dove i genitori, separati ma residenti a breve distanza, erano abituati a lasciarla spostarsi tra una casa e l’altra attraversando un tratto di bosco che faceva parte della quotidianità, finché un giorno la routine si è trasformata in tragedia quando la bambina ha visto il padre salire su un furgone e, senza essere notata, ha deciso di seguirlo insieme alla sua cagnolina Naida, convinta forse di raggiungerlo o semplicemente di restargli accanto.
Il padre non si è accorto della sua presenza, la madre pensava fosse con lui e, nel giro di poche ore, la piccola si è ritrovata sola nel cuore della foresta, senza che nessuno si rendesse conto immediatamente della sua assenza, mentre il tempo iniziava a scorrere inesorabile e le temperature notturne scendevano fino a otto gradi sotto zero.
La prima notte è stata segnata dal freddo intenso e dal buio interrotto solo dai rumori del bosco, con Karina spaventata, affamata e coperta di punture di insetti, costretta a nutrirsi di bacche trovate per caso e a bere acqua dal fiume per sopravvivere, mentre il suo corpo si indeboliva giorno dopo giorno in un ambiente popolato da lupi e orsi.
Accanto a lei, però, non mancava mai Naida, che si è trasformata in un vero sostegno scavando la terra per creare un riparo improvvisato, coprendo la bambina con rami e cespugli per proteggerla dal vento e accoccolandosi al suo fianco per trasmetterle calore durante le notti gelide, restando vigile di fronte a ogni possibile minaccia e accompagnandola in ogni momento di quei dodici lunghissimi giorni.
Nel frattempo i genitori, una volta compreso l’accaduto, hanno lanciato l’allarme e centinaia di volontari si sono uniti alle ricerche, setacciando l’area con la speranza che la piccola fosse ancora viva nonostante il trascorrere del tempo.
Al dodicesimo giorno, quando le speranze sembravano ridotte al minimo, i soccorritori hanno udito i latrati di Naida, che li ha condotti fino al rifugio di fortuna dove Karina, ormai debole e tremante, attendeva aiuto, e uno degli ufficiali intervenuti ha raccontato: “Mi tese le braccia in completo silenzio. Era leggera come una piuma… come se potesse rompersi tra le mani. Poi scoppiò a piangere e chiese da mangiare e da bere.”
La bambina è sopravvissuta grazie alla resistenza fisica e alla presenza costante della sua cagnolina, affrontando poi un lungo percorso di recupero durato circa un anno, mentre la vicenda è rimasta impressa nella memoria collettiva al punto che, all’ingresso dell’aeroporto di Yakutsk, è stata installata una statua in ferro intitolata “La bambina e il cane”, simbolo del legame che ha unito Karina e Naida in una delle prove più dure della loro vita.
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