Usato per anni nei combattimenti clandestini, ferito e pieno di cicatrici, Bruno viene salvato. Sul lettino veterinario scodinzola e inizia una nuova vita.
Bruno era ancora un cucciolo quando fu separato dalla madre e ceduto a un allevatore clandestino che lo destinò ai combattimenti tra cani, un circuito illegale dove gli animali vengono selezionati e addestrati con metodi violenti per essere spinti nel ring.
Fin dai primi mesi di vita fu incatenato, sottoposto a percosse e costretto a scontri ripetuti, in un contesto in cui l’obbedienza era l’unica alternativa alla punizione e dove la sopravvivenza dipendeva dalla capacità di resistere.
Per anni visse in una gabbia priva di luce naturale, senza contatti affettivi e circondato da rumori che associavano dolore e paura, mentre il suo corpo riportava le conseguenze di combattimenti frequenti e di pratiche finalizzate ad aumentarne l’aggressività.
Quando le autorità intervennero per smantellare l’attività clandestina, Bruno fu trovato in condizioni gravi, con cicatrici profonde, morsi non cicatrizzati, denti danneggiati e la presenza di piccoli pallini di piombo sotto la pelle, segno di ulteriori maltrattamenti subiti nel tempo.
Trasferito d’urgenza in una clinica veterinaria, il cane necessitava di cure immediate per le ferite e per le complicazioni interne causate dalle aggressioni ripetute, in un quadro clinico che richiedeva interventi chirurgici e monitoraggio costante.
Nonostante le condizioni fisiche compromesse, al primo contatto con il personale sanitario Bruno ha reagito in modo inatteso: sul lettino veterinario ha scodinzolato e cercato il contatto con le mani di chi lo stava visitando, comportamento che ha colpito profondamente i presenti.
“Non capivamo come potesse ancora fidarsi, dopo tutto. Ma era lì, che ci riempiva di baci, cercava le nostre mani, come se sapesse che non sarebbe più tornato all’inferno”, ha raccontato una delle volontarie coinvolte nel recupero.
Il percorso di riabilitazione non si è limitato alla cura delle lesioni fisiche, ma ha richiesto un lungo lavoro comportamentale per affrontare paure radicate, incubi notturni e reazioni di allerta a rumori improvvisi, cinghie o voci alterate.
Nelle prime settimane Bruno mostrava difficoltà ad alimentarsi autonomamente e si svegliava di soprassalto durante la notte, segnali compatibili con un trauma prolungato, ma progressivamente ha iniziato a stabilire nuove associazioni positive legate alla presenza umana e agli spazi aperti.
Con il tempo ha imparato a camminare senza tremare, a riposare senza reagire a ogni rumore e a interagire in modo sereno durante le uscite all’aperto, mostrando interesse per attività semplici come i giri in auto, il gioco in giardino e piccoli premi alimentari.
Un episodio ha segnato simbolicamente il cambiamento: durante una passeggiata al parco si è avvicinato a una bambina e le ha leccato il viso con calma, senza segnali di tensione, gesto che ha rappresentato per i volontari la conferma di un percorso di recupero consolidato.
Oggi Bruno vive stabilmente con una famiglia che ne segue le esigenze e partecipa a iniziative di sensibilizzazione contro i combattimenti tra cani, trasformando una vicenda di sfruttamento in un esempio di riabilitazione riuscita e di reinserimento in un contesto domestico sicuro.
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