Legato con una catena arrugginita sotto il sole, senza acqua né cibo, Roni viene liberato da una ragazza. In auto le stringe la mano.
Per giorni è rimasto legato a un palo in mezzo a un terreno spoglio, con una catena corta e arrugginita che gli impediva di muoversi liberamente, esposto al sole cocente e privo di acqua, cibo e qualsiasi forma di riparo.
Chi passava lo vedeva, rallentava forse per un istante, poi proseguiva oltre, lasciandolo immobile in quell’angolo dimenticato, mentre le sue condizioni peggioravano visibilmente tra disidratazione e debolezza crescente.
La ragazza che lo ha trovato non lavorava in un rifugio né faceva volontariato: percorreva ogni giorno quella strada per andare al lavoro e, inizialmente, aveva pensato che qualcuno sarebbe intervenuto prima di lei.
“All’inizio pensavo che qualcuno sarebbe arrivato ad aiutarli. Ho aspettato. Sono passati due giorni. Loro erano ancora lì, sempre peggio. E io non riuscivo a dormire. Così ho deciso di essere io quel ‘qualcuno’.”
Dopo due giorni di attesa e notti insonni, ha capito che nessuno sarebbe arrivato e che il tempo stava diventando un fattore decisivo.
Un sabato pomeriggio è tornata con una bottiglia d’acqua, del cibo, una coperta e un piccolo seghetto, consapevole dei rischi ma determinata a non lasciarlo ancora lì; avvicinandosi con cautela, temeva una reazione di paura o aggressività, ma il cane ha mosso la coda, debolmente, quasi senza forze.
Quel piccolo movimento, appena percettibile, è stato il primo segnale di fiducia, mentre lei si inginocchiava per parlargli con voce calma: “Non so come abbiano potuto permettere che vi succedesse questo… ma io non ti lascerò qui”.
Dopo vari tentativi è riuscita a tagliare la catena, liberandolo da quel vincolo che lo teneva fermo da giorni; il cane tremava, ma non ha ringhiato né cercato di fuggire, lasciandosi guidare fino all’auto dove è stato adagiato sul sedile.
In quel momento è avvenuto il gesto che avrebbe segnato per sempre quella giornata: mentre lei avviava il motore, il cane ha sollevato lentamente la zampa e l’ha appoggiata sulla sua spalla, facendola poi scivolare sulla sua mano più volte, come in un contatto silenzioso e ripetuto.
“E lì mi sono spezzata,” ha scritto la ragazza nel suo post su Facebook. “Lui, così rotto, così sporco, così solo… e ancora riusciva a ringraziarmi. Non ci potevo credere. Mi sono sentita piccola davanti alla sua capacità di perdonare.”
Una volta arrivati a casa, lo ha lavato, gli ha dato acqua fresca e lo ha avvolto in una coperta, osservando finalmente un sonno profondo che non sembrava più interrotto dalla paura; anche mentre dormiva, la zampa restava stretta alla sua mano, come se temesse di essere nuovamente lasciato.
Il cane oggi ha un nome, Roni, scelto per ricordare la sua resistenza sotto il sole implacabile, ma soprattutto per segnare l’inizio di una nuova fase della sua vita, lontana da catene e isolamento.
La vicenda, condivisa sui social, ha suscitato migliaia di reazioni e commenti, non per l’eccezionalità del gesto in sé ma per il significato racchiuso in quell’immagine di una zampa che cerca una mano, simbolo di un legame nato nel momento più difficile.
Roni vive ora in un ambiente stabile, assistito e seguito dalla stessa persona che ha scelto di fermarsi quando altri avevano preferito proseguire, trasformando una situazione di abbandono in un’adozione definitiva.
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