Lasciato davanti a casa con un “torno subito”, Toto ha atteso 312 giorni il ritorno di don Ramiro. Poi è arrivata Lucía, la figlia.
Per 312 giorni Toto è rimasto davanti a quella casa, dormendo sotto il cancello e fissando l’ingresso come se ogni rumore potesse annunciare un ritorno, senza allontanarsi anche quando avrebbe potuto cercare riparo altrove.
L’ultima frase che aveva sentito era stata semplice e rassicurante: “Aspettami qui, campione. Torno subito.” Ma quel “subito” non si è mai trasformato in realtà, perché il suo proprietario, don Ramiro, è stato colpito da un infarto e non ha più fatto ritorno.
Quando l’ambulanza lo ha portato via, nessuno ha dato importanza al cane rimasto sul marciapiede, senza collare né indicazioni che potessero identificarlo, con solo lo sguardo fisso verso la porta e un’abitudine che è diventata regola quotidiana.
La casa è stata successivamente venduta, ma i nuovi proprietari non si sono mai trasferiti; Toto ha continuato a restare lì, tra pioggia, sole e notti fredde, rifiutando di allontanarsi dal luogo in cui aveva visto per l’ultima volta il suo riferimento.
Secondo i vicini, Toto accettava cibo lasciato a distanza ma non seguiva nessuno, come se il suo compito fosse attendere nello stesso punto, pronto nel caso in cui don Ramiro fosse tornato a chiamarlo.
Dimagrito e segnato dal tempo trascorso all’aperto, manteneva una postura vigile, sollevando la testa a ogni passo che si avvicinava al cancello, senza mai varcare definitivamente quel confine che associava al suo passato.
La sua presenza è diventata parte del paesaggio del quartiere, una figura immobile davanti a una casa chiusa, simbolo di un’attesa che non conosceva spiegazioni, perché Toto non sapeva che la voce che amava non sarebbe più tornata.
La svolta è arrivata quando Lucía, giovane donna legata alla storia di don Ramiro, ha deciso di recarsi davanti a quella casa dopo aver saputo che un cane continuava ad aspettare lì da quasi un anno.
Non aveva mai conosciuto il padre di persona, ma era a conoscenza del legame che aveva con l’animale e, quando ha visto Toto, magro e sporco ma ancora presente nello stesso punto, si è fermata davanti a lui.
Si è inginocchiata, gli ha mostrato una fotografia e gli ha parlato con tono calmo: “Anch’io sono arrivata tardi. Ma se tu hai aspettato così tanto… ora lascia che sia io a prendermi cura di te.” Toto non comprendeva le parole, ma ha reagito al tono e alla vicinanza, muovendo lentamente la coda.
Quella sera ha lasciato per la prima volta il marciapiede e ha dormito in un letto al coperto, accanto a qualcuno che non era don Ramiro, ma che aveva deciso di offrirgli una nuova casa, ponendo fine a un’attesa durata 312 giorni.
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