Rimasto solo dopo l’omicidio della proprietaria, Bear si isola nel dolore. Ribattezzato Dembe, viene adottato da una bambina che lo riporta alla vita.
Il trauma dopo l’omicidio della proprietaria
Quando fu recuperato e portato al Tribe Animal Sanctuary, il cane che allora si chiamava Bear appariva completamente apatico. Restava rannicchiato in un angolo del box, tremava e non reagiva né alle carezze né al cibo.
Durante una diretta social di 18 minuti dal rifugio, migliaia di utenti lo videro immobile, con lo sguardo fisso nel vuoto. I commenti si moltiplicarono rapidamente: “Povero cane”, “Qualcuno gli restituisca l’amore che ha perso!”, “Mio Dio, mi si spezza l’anima”.
Solo successivamente emerse la verità. Un vicino riconobbe l’animale e raccontò che la sua proprietaria era stata assassinata. La donna rappresentava l’unico punto di riferimento per il cane, che aveva assistito a momenti di forte caos prima di restare improvvisamente solo.
Da quel giorno, secondo quanto riferito, aveva smesso di interagire con le persone, mostrando segni evidenti di stress e trauma.
Il percorso di recupero e il nuovo nome Dembe
Informati dei fatti, i volontari del Tribe Animal Sanctuary decisero di avviare un percorso di recupero non solo fisico ma anche emotivo. Gli fu dato un nuovo nome, Dembe, termine africano che significa pace.
Nel santuario, l’approccio fu graduale: niente forzature, spazio personale rispettato, voce calma e contatto solo quando accettato. Parallelamente, vennero affrontate anche alcune problematiche sanitarie. Dembe necessitava di cure veterinarie, aveva perso peso e doveva essere sottoposto a un intervento chirurgico per alleviare dolori persistenti.
Con il passare delle settimane, iniziò a mostrare piccoli segnali di miglioramento: una maggiore attenzione verso chi entrava nel box, un leggero movimento della coda, una postura meno rigida.
L’incontro con la bambina e l’adozione
Un giorno, la foto di Dembe pubblicata dal santuario arrivò all’attenzione di una bambina. Guardando l’immagine, espresse alla madre il desiderio di conoscerlo: “Mamma, lui è il cane che ho sognato. È il mio. Ha bisogno che io gli voglia bene”.
La famiglia decise di recarsi al santuario. Secondo i volontari presenti, durante l’incontro accadde un episodio inatteso: Dembe, solitamente diffidente, si avvicinò alla bambina e appoggiò la testa sulle sue gambe, rimanendo in quella posizione.
L’adozione fu formalizzata poco dopo.
Oggi Dembe vive con la nuova famiglia, trascorre il tempo in casa e in giardino e continua il percorso di stabilizzazione emotiva in un ambiente domestico. Il caso ha evidenziato l’impatto che eventi traumatici possono avere sugli animali e l’importanza di percorsi di recupero strutturati dopo esperienze di forte stress.