I Cani e il loro mondo

Dato per un affido palliativo ma poi la rinascita: non era maloto terminale aveva solo bisogno di amore

Bruno, anziano Golden in affido palliativo, dato per terminale, sorprende la famiglia: in poche settimane torna a camminare, giocare e cercare affetto ogni giorno.

Affido palliativo: la storia di Bruno e l’arrivo in casa

La segnalazione arrivò in modo semplice e diretto: serviva qualcuno disposto ad accogliere un cane anziano per accompagnarlo negli ultimi giorni con tranquillità e attenzione. Sul fascicolo c’era una sola indicazione chiara: “AFFIDO PALLIATIVO”.

Il cane si chiamava Bruno. Aveva quindici anni, il muso completamente imbiancato e lo sguardo stanco. Camminava lentamente, con movimenti rigidi, e trascorreva gran parte del tempo sdraiato. Secondo quanto riferito, si alzava raramente e mostrava scarso interesse per ciò che lo circondava.

La famiglia che decise di accoglierlo organizzò la casa pensando a un animale fragile: tappeti per evitare scivolate, una cuccia ortopedica, spazi silenziosi e illuminazione soffusa. L’obiettivo era offrirgli un ambiente stabile e sereno, senza aspettative, preparandosi a un periodo breve.

Nei primi giorni Bruno dormiva quasi sempre. Il riposo non era leggero, ma profondo e continuo. Ogni tanto apriva gli occhi per controllare la presenza delle persone in casa, poi tornava a dormire. Non cercava contatto, non mostrava reazioni particolari. Sembrava un animale arrivato alla fine del percorso.

I segnali del cambiamento e il ritorno del movimento

Dopo circa una settimana, iniziarono i primi piccoli cambiamenti. Una mattina Bruno si alzò e seguì lentamente uno dei membri della famiglia fino alla cucina. Si fermava spesso, ma avanzava. Quando vide preparare la ciotola, la coda si mosse per pochi istanti.

Nei giorni successivi iniziò a muoversi con maggiore frequenza. Non era agile, ma mostrava curiosità per gli spazi della casa. Il momento che segnò una svolta arrivò alla terza settimana.

In un angolo del soggiorno c’era un cesto con vecchi giochi di stoffa. Bruno infilò il muso tra gli oggetti e ne tirò fuori un piccolo riccio di peluche, usurato e scolorito. Lo prese con delicatezza e iniziò a portarlo con sé da una stanza all’altra.

Da quel momento il comportamento cambiò in modo evidente. Accoglieva le persone muovendo la coda, si alzava quando qualcuno entrava nella stanza e iniziò a svegliarsi al mattino con regolarità. Spesso si avvicinava con il giocattolo tra i denti, senza abbaiare, semplicemente per segnalare la propria presenza.

Una nuova quotidianità per un cane considerato terminale

Con il passare delle settimane, Bruno ha costruito una routine stabile. Mangia con appetito, si muove lentamente ma con autonomia e passa parte della giornata esplorando la casa. Il riccio di stoffa è diventato un oggetto costante: lo tiene vicino mentre riposa e lo trasporta durante gli spostamenti.

La famiglia riferisce che il cane mostra interesse per le attività domestiche, segue i movimenti delle persone e cerca il contatto visivo. Al mattino si avvicina per segnalare il momento del pasto e la sera si sistema nella sua cuccia con il giocattolo sotto il muso.

Pur mantenendo le limitazioni legate all’età, Bruno ha recuperato comportamenti tipici di un animale attivo: brevi passeggiate sul terrazzo, momenti di gioco lento e reazioni agli stimoli ambientali.

L’affido, inizialmente pensato come temporaneo, è diventato stabile. Il cane continua a vivere nella nuova casa, con condizioni generali considerate compatibili con l’età avanzata e con una qualità di vita in miglioramento rispetto al momento dell’arrivo.

claudia de napoli

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