Anna ha salvato il cane Max destinato all’eutanasia entrando in un rifugio chiuso. Il giudice ha archiviato le accuse riconoscendo la proprietà dell’animale.
Per mesi Anna aveva cercato il suo cane Max, scomparso dopo la fine della relazione con l’ex compagno. L’uomo, senza il suo consenso, lo aveva portato in un rifugio, firmando i documenti per la rinuncia e avviando la procedura che avrebbe portato all’eutanasia dell’animale.
Quando la donna è riuscita a rintracciare la struttura, la situazione era ormai critica: Max, ormai anziano, era stato inserito tra i casi programmati per la soppressione la mattina successiva.
La notizia ha spinto Anna a intervenire immediatamente. Arrivata davanti al rifugio in orario serale, ha trovato l’edificio chiuso e senza personale. Consapevole del poco tempo a disposizione, ha deciso di entrare comunque.
Ha forzato una finestra, rompendo il vetro e facendo scattare l’allarme. Una volta all’interno, ha disattivato il sistema e ha iniziato a cercare tra i box, uno dopo l’altro, fino a trovare Max. Senza esitare, lo ha preso e lo ha portato via.
La mattina seguente, gli operatori del rifugio hanno scoperto i segni dell’effrazione e la scomparsa del cane. È stata presentata denuncia e la polizia ha avviato un’indagine per scasso e furto.
Le telecamere di sorveglianza avevano registrato l’intera scena, mostrando chiaramente l’ingresso forzato e il prelievo dell’animale.
Tre giorni dopo, Anna si è presentata spontaneamente insieme a Max, spiegando le ragioni del suo gesto. La donna ha dichiarato che il cane era di sua proprietà e che l’ex compagno non aveva alcun diritto di consegnarlo al rifugio.
Il suo legale ha depositato la documentazione a sostegno: libretto sanitario, registrazioni veterinarie e il microchip intestato a suo nome.
Alla luce delle prove, il giudice ha disposto l’archiviazione delle accuse nei confronti di Anna, riconoscendo la titolarità dell’animale e l’assenza di volontà appropriativa indebita.
Parallelamente, è stata avviata un’indagine nei confronti dell’ex compagno per possibile appropriazione indebita e falsa dichiarazione al momento della consegna del cane alla struttura.
Max è stato ufficialmente restituito alla sua proprietaria. La donna ha comunque accettato di risarcire il rifugio per i danni materiali causati durante l’ingresso forzato.
Il caso ha evidenziato criticità nelle procedure di verifica adottate al momento della consegna degli animali, in particolare nei casi di proprietà contestata o di provenienza familiare.
Oggi Max vive nuovamente con Anna, dopo un intervento che ha evitato la soppressione programmata per il giorno successivo.
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