Capitán vive legato dietro una grata mentre il gatto Michi, ogni giorno, gli porta foglie e piccoli oggetti lasciandoli davanti al muso.
Nel quartiere tutti conoscono Capitán.
Non perché abbai o corra per strada, ma perché è sempre nello stesso punto.
Dietro una vecchia grata di ferro, in un cortile pieno di barattoli arrugginiti e oggetti dimenticati, il cane passa le sue giornate legato con una catena corta.
Chi attraversa quella strada per andare al mercato o per tornare a casa lo vede sempre nello stesso modo.
Sdraiato, silenzioso, con lo sguardo fermo oltre le sbarre.
Non c’è un riparo vero, solo qualche ombra proiettata da un muro consumato.
Il terreno è duro e pieno di piccoli detriti.
Eppure Capitán non abbaia quasi mai.
Resta lì, osservando il movimento delle persone che passano davanti alla grata.
Molti lo notano.
Alcuni rallentano il passo, altri si fermano per qualche secondo.
Poi la vita del quartiere continua a scorrere come sempre.
Poco più avanti, all’angolo della strada, lavora Lupita, conosciuta da tutti per i suoi tamales.
Accanto alla sua bancarella vive anche un gatto arancione, magro ma agile, che tutti chiamano Michi.
Michi trascorre le giornate sui tetti, sui marciapiedi e tra i muretti.
Come molti gatti randagi, si muove libero tra le strade del quartiere.
Un pomeriggio qualcuno si è fermato a osservare una scena insolita.
Il gatto si stava avvicinando lentamente alla grata dietro cui vive Capitán.
Tra i denti teneva una grande foglia secca.
Arrivato vicino alle sbarre, Michi ha lasciato cadere la foglia proprio davanti al muso del cane.
Non ci sono stati rumori.
Nessun abbaio, nessun miagolio.
I due animali si sono limitati a guardarsi per qualche istante.
Poi il gatto si è allontanato con la stessa calma con cui era arrivato.
All’inizio sembrava solo un episodio isolato.
Ma osservando meglio si è capito che non era affatto un caso.
Con il passare dei giorni la scena ha iniziato a ripetersi.
Quasi ogni pomeriggio Michi tornava davanti alla grata con qualcosa tra i denti.
A volte una foglia secca, altre volte un rametto.
In qualche occasione perfino un pezzo di cartone leggero.
Il gesto era sempre lo stesso.
Il gatto si avvicinava piano, lasciava l’oggetto davanti a Capitán e si fermava per qualche secondo.
Il cane non lo afferrava mai per giocare.
Annusava lentamente quel piccolo oggetto e poi appoggiava la testa sopra, come fosse un cuscino improvvisato.
A volte chi passava vedeva anche un’altra scena.
Michi si sdraiava dall’altra parte delle sbarre.
Non tentava di entrare, non cercava di passare tra i ferri della grata.
Restava lì, disteso sul pavimento del cortile esterno.
Il cane da una parte, il gatto dall’altra.
Due animali separati dalle sbarre, ma fermi nello stesso punto per lunghi minuti.
Le persone continuavano a camminare lungo la strada, i motorini passavano, le voci del mercato riempivano l’aria.
Ma davanti a quella grata tutto restava immobile.
Solo Capitán e Michi, uno accanto all’altro, in silenzio.
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