Entrato in canile a tre mesi, Penna ha vissuto 13 anni dimenticato. Salvato da Monica, ha conosciuto amore prima di morire. La sua storia commuove.
Si chiamava Penna ed è morto oggi, ma la sua storia resta come testimonianza di una vita trascorsa nell’attesa. Entrato in canile a soli tre mesi, ha trascorso ben 13 anni all’interno di una struttura sovraffollata del centro nord Italia, senza che nessuno si accorgesse davvero di lui.
Non era un luogo di maltrattamenti dichiarati, ma la quotidianità era segnata dalla convivenza forzata e dalle difficoltà. Penna non viveva da solo e spesso subiva aggressioni dagli altri cani. “Sono stato morso tante volte e più di una volta ho rischiato di morire perché non mi facevano mangiare, ma io ho resistito”.
Gli anni passavano lentamente, scanditi da giornate tutte uguali, tra sbarre e indifferenza. La speranza di essere scelto sembrava svanire con il tempo, fino a diventare quasi un’illusione.
Dopo oltre un decennio, qualcosa cambia. Un giorno, una donna di nome Monica si accorge di lui. È lei a decidere di offrirgli una possibilità, portandolo fuori da quel luogo e affidandolo a due amiche, Sandra e Silvana, che si prenderanno cura di lui.
Quando arriva nella nuova casa, è inverno. Le condizioni di Penna sono difficili: è magro, segnato dall’artrosi e debilitato. Eppure, proprio in quel momento, scopre per la prima volta il calore di una casa. “Mi avevano preparato un lettone morbido davanti al calorifero… io non sapevo cosa fosse una casa e quel meraviglioso calduccio, ed ho passato 2 giorni lì con la schiena appiccicata al calorifero! Per me era il paradiso!!”.
Contro ogni previsione, Penna riesce a riprendersi. Nessuno avrebbe immaginato che potesse vivere ancora a lungo, e invece trascorre quasi tre anni circondato da attenzioni, cibo e affetto.
La vecchiaia, però, non può essere fermata. Dopo aver conosciuto finalmente cosa significa essere amato, Penna si spegne. “Ora sono morto, ma sono morto felice, perché qualcuno mi ha dato una speranza e qualche anno di felicità”.
La sua storia diventa un messaggio preciso. Senza quell’intervento, probabilmente non sarebbe rimasto nulla di lui: “non una foto, non un ricordo, nessuno piangerebbe la mia morte”.
Il suo racconto richiama l’attenzione su tanti cani che trascorrono l’intera vita nei canili senza essere adottati. “Perciò prima di far nascere nuovi cani pensa a me! E prima di comprare un cane invece di adottarne uno pensa a me!! E se puoi tira fuori un cane anziano dal canile… anche un solo giorno di felicità può riscattare una intera vita di sofferenza!!”.
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