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Gatto trovato congelato nel ghiaccio torna a vivere: il miracolo dopo un’ora senza battito

Nel Minnesota un gatto completamente congelato viene portato dal veterinario senza segni vitali. Dopo oltre un’ora, riapre gli occhi contro ogni previsione.

Gatto congelato nel Minnesota: il ritrovamento tra ghiaccio e neve

In una gelida mattina nel nord del Minnesota, durante un violento vortice polare con temperature percepite fino a meno 42 gradi, un addetto alla manutenzione stradale ha fatto una scoperta inattesa.

Erano circa le 6:15 quando, lungo il bordo di una strada secondaria, ha notato qualcosa incastrato in un cumulo di neve. Avvicinandosi, ha capito che si trattava di un gatto.

Non era semplicemente coperto di neve. Era completamente intrappolato nel ghiaccio.

Il corpo era racchiuso in un guscio compatto e solido, le zampe bloccate, la coda rigida, il pelo trasformato in cristalli. Gli occhi erano aperti e congelati. Sembrava un oggetto inanimato, una figura scolpita nel ghiaccio.

L’uomo inizialmente ha pensato fosse morto. Stava per andare via, ma un dettaglio lo ha fatto esitare: la posizione del corpo.

Il gatto era rannicchiato, raccolto su sé stesso, come se stesse cercando di trattenere il calore. Un atteggiamento tipico di un animale ancora impegnato a sopravvivere.

Lo ha preso e lo ha portato nel suo camion, posandolo sul lato passeggero con il riscaldamento al massimo. Dopo circa diciotto minuti di viaggio, ha raggiunto una clinica veterinaria locale appena aperta.

Il miracolo in clinica: nessun battito, poi la ripresa

Una volta arrivato, il gatto è stato affidato al veterinario. Il quadro clinico era estremamente grave.

Nessun battito cardiaco rilevabile. Nessuna respirazione. Temperatura corporea troppo bassa per essere registrata dagli strumenti disponibili. Le gengive erano bianche, gli occhi fissi e dilatati.

Tutti i parametri indicavano un animale morto da ore. Il veterinario ha raccontato di essere stato vicino a scrivere “deceduto all’arrivo”.

Ma ha deciso di intervenire comunque.

Ha avviato un protocollo di riscaldamento lento e controllato, evitando un aumento troppo rapido della temperatura che avrebbe potuto causare un arresto cardiaco.

Sono stati somministrati fluidi endovenosi caldi, applicate bottiglie d’acqua calda lungo il corpo e utilizzati asciugamani riscaldati, sostituiti ogni pochi minuti.

Per quarantacinque minuti non è successo nulla. Il ghiaccio si è sciolto, il corpo è passato da rigido a flaccido, ma nessun segnale vitale è emerso.

Poi, al quarantaseiesimo minuto, il veterinario ha percepito un battito. Debole, irregolare, ma presente.

Da quel momento, il processo si è invertito. Il battito è diventato gradualmente più stabile, raggiungendo circa diciotto battiti al minuto. Poco dopo, il gatto ha iniziato a mostrare i primi movimenti.

Ha mosso una zampa, ha respirato e infine ha aperto gli occhi.

February, la gatta sopravvissuta contro ogni previsione

Le ore successive sono state decisive. Il gatto ha riportato gravi congelamenti alle orecchie, alla coda e alle zampe, con la necessità di interventi per rimuovere i tessuti danneggiati. Sono stati registrati anche problemi renali.

Nonostante tutto, è sopravvissuto.

Secondo le valutazioni successive, la temperatura corporea dell’animale potrebbe essere scesa tra i 45 e i 50 gradi Fahrenheit, valori considerati incompatibili con la vita.

Il veterinario ha deciso di adottarla, colpito dalla sua straordinaria capacità di resistenza.

La gatta è stata chiamata February, in riferimento al mese in cui ha ottenuto una seconda possibilità.

Oggi presenta alcune conseguenze permanenti, come orecchie accorciate e una mobilità ridotta in alcune zampe. Nonostante ciò, conduce una vita stabile e trascorre gran parte del tempo accanto al veterinario che l’ha salvata.

L’uomo che l’ha trovata torna regolarmente a farle visita. In una delle occasioni ha raccontato di aver esitato solo pochi secondi prima di decidere di fermarsi.

Una scelta che ha segnato la differenza tra la vita e la morte.

Lorenzo Costantino

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