I Cani e il loro mondo

Addio a Galileo, il cane da pet therapy che per dodici anni ha aiutato i bambini del Meyer

Il cane ha accompagnato centinaia di piccoli pazienti dell’Ospedale Pediatrico Meyer, offrendo presenza e conforto durante i ricoveri.

Per dodici anni Galileo è stato una presenza familiare nei corridoi dell’Ospedale Pediatrico Meyer. Non un semplice cane impiegato nei percorsi di pet therapy, ma un compagno capace di avvicinarsi ai bambini ricoverati con calma, attenzione e una naturale delicatezza.

La sua scomparsa lascia un vuoto tra operatori, famiglie e piccoli pazienti che, nel tempo, avevano trovato in lui un punto di conforto durante giornate spesso segnate da cure, attese e paura.

Galileo e il lavoro con i bambini del Meyer

Nel corso degli anni Galileo ha incontrato centinaia di bambini. Entrava nelle stanze senza invadere, si lasciava accarezzare, restava vicino a chi aveva bisogno di tranquillità. Il suo ruolo era fatto di gesti semplici, ma in un reparto pediatrico anche una presenza silenziosa può diventare importante.

Molti bambini lo aspettavano come si aspetta un amico. Per alcuni rappresentava una pausa dalle terapie, per altri un modo per ritrovare serenità in un ambiente lontano da casa.

Una presenza capace di calmare le paure

Chi ha conosciuto Galileo lo descrive come un cane sensibile, attento alle persone e capace di percepire il momento giusto per avvicinarsi. Non servivano comandi o parole particolari: bastavano il suo sguardo tranquillo, il passo misurato e la disponibilità a restare accanto.

La pet therapy, soprattutto in contesti pediatrici, si basa anche su questa relazione discreta. Il cane non sostituisce le cure, ma può aiutare il bambino a vivere con meno tensione alcuni momenti del percorso ospedaliero.

Il ricordo lasciato nei corridoi dell’ospedale

La morte di Galileo segna la fine di una lunga storia di servizio e vicinanza. Nei corridoi del Meyer resterà il ricordo di un cane che ha attraversato anni di ricoveri, incontri e piccoli gesti quotidiani, diventando parte della memoria affettiva dell’ospedale.

Per le famiglie e per chi ha lavorato con lui, Galileo non è stato soltanto un animale addestrato alla relazione con i pazienti. È stato una presenza costante, capace di portare sollievo senza clamore. Ed è così che continuerà a essere ricordato: nei sorrisi dei bambini che ha accompagnato e nell’affetto di chi gli ha voluto bene.

Francesco Antonicelli

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