Il labrador ha tenuto il piccolo fuori dall’acqua per circa un’ora, finché l’addetta all’impianto non li ha recuperati.
Per circa un’ora Pongo ha sostenuto il proprio cucciolo contro la parete di pietra di una chiusa, cercando di mantenergli la testa fuori dall’acqua. I due cani sarebbero stati gettati nel canale all’interno di un sacco di tela appesantito.
A impedire che venissero trascinati dalla corrente è stato il giubbotto arancione indossato dal cucciolo. Troppo largo per il suo corpo, l’indumento si è incastrato in un elemento della paratoia e ha trattenuto entrambi vicino al muro.
Il sacco aveva già ceduto sotto il peso e l’azione dell’acqua. Pongo, un labrador dal mantello color cioccolato, era rimasto con una zampa impigliata nella tela strappata. Con l’altra si appoggiava alla pietra, mentre teneva il piccolo stretto contro il petto.
A trovarli nel cuore della notte è stata l’addetta che da quattordici anni si occupa delle manovre della chiusa. In un primo momento aveva notato soltanto una sagoma scura immobile accanto alla parete. Poi il cane adulto ha sollevato il muso verso di lei.
La donna ha deciso di interrompere immediatamente il flusso dell’acqua. Fino a quel momento aveva eseguito una manovra simile durante la notte soltanto per consentire il passaggio o gestire problemi legati alle chiatte.
Avvicinandosi, ha visto il cucciolo quasi completamente privo di forze. Respirava a fatica e non riusciva più a richiamare l’attenzione. Il giubbotto gli galleggiava intorno al corpo, mentre una delle cinghie risultava rosicchiata fino ai fili.
Non è chiaro se fosse stato lo stesso cucciolo a mordere la cinghia nel tentativo di liberarsi o se fosse già danneggiata. Proprio quella pettorina, però, ha impedito che i due animali sprofondassero o venissero spinti più avanti dalla corrente.
Pongo era sfinito, ma continuava a mantenere il piccolo in posizione. Il muso del cucciolo restava sopra la superficie grazie alla pressione del corpo del labrador contro il muro.
L’addetta è tornata rapidamente con un gancio e una corda. L’operazione è stata resa difficile dall’acqua fredda, dalla posizione dei cani e dalla tela rimasta avvolta intorno a una delle zampe di Pongo.
Quando il gancio ha toccato l’acqua, il labrador ha emesso un debole ringhio. Non si è però allontanato dal cucciolo e non ha tentato di mordere la soccorritrice. La reazione è stata interpretata come un gesto di protezione, dopo quanto subito poco prima.
La donna gli ha detto: « Non vi lascerò. »
Una volta avvicinata la corda, Pongo ha spinto il cucciolo verso il punto di recupero. Soltanto dopo averlo visto agganciato ha provato a liberarsi dalla tela e a seguire il movimento verso la riva.
Il piccolo è stato quindi sollevato per primo. Il labrador è stato recuperato subito dopo, ormai senza energie sufficienti per mantenersi autonomamente in acqua.
Raggiunta la sponda, Pongo si è lasciato cadere vicino al giubbotto arancione del cucciolo. Tremava per il freddo e per lo sforzo sostenuto durante la permanenza nella chiusa.
Il cane adulto ha appoggiato il muso sul fianco del piccolo, continuando a controllarne il respiro. Per alcuni istanti il cucciolo è rimasto immobile. Poi ha mosso una zampa.
Soltanto in quel momento Pongo ha chiuso gli occhi, ancora disteso accanto a lui.
La presenza del sacco zavorrato e le condizioni in cui sono stati trovati i due animali fanno ritenere che non siano caduti accidentalmente nel canale. La dinamica completa dovrà essere ricostruita attraverso eventuali accertamenti e verifiche nella zona della chiusa.
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