I Cani e il loro mondo

Un gufo muore dopo aver catturato un topo: l’appello contro l’uso indiscriminato dei veleni

Il rapace sarebbe rimasto vittima di un avvelenamento secondario. I rodenticidi possono colpire anche gli animali che si nutrono dei roditori contaminati.

«Sono morto oggi. Sono stato trovato da una donna gentile e dolce che si occupa di salvataggio della fauna selvatica. Ero così malato che riuscivo a malapena ad aprire gli occhi. Mi ha portato dentro, cullandomi tra le sue calde braccia e facendomi stare al caldo e a mio agio. Ho aperto gli occhi, l’ho guardata e l’ho ringraziata per aver reso i miei ultimi minuti il più confortevoli possibile. Ma ero troppo malato per continuare a combattere. Avevo mangiato un topo avvelenato e mi faceva stare molto male. Ho chiuso gli occhi per l’ultima volta e sono andato da qualche altra parte. Per favore, tutto quello che vi chiedo è di non usare mai il veleno per uccidere i topi. Il veleno uccide i gufi come me. Tutto quello che volevo era un topo per cena. Interrompete l’uso del veleno per topi. Usate le trappole, catturateli e liberateli. Basta una sola condivisione per spargere la voce.»

Il messaggio è scritto idealmente dal punto di vista di un gufo trovato in condizioni gravissime da una donna impegnata nel recupero della fauna selvatica.

Il rapace era ormai molto debilitato e, nonostante l’assistenza ricevuta, non è riuscito a sopravvivere. Alla base delle sue condizioni ci sarebbe stata l’ingestione di un roditore che aveva precedentemente assunto del veleno.

Il rischio dell’avvelenamento secondario per i gufi

Quello descritto nel racconto è un fenomeno noto come avvelenamento secondario.

Alcuni rodenticidi, in particolare quelli anticoagulanti, possono rimanere nell’organismo dei topi e dei ratti dopo l’ingestione. Quando un predatore cattura e mangia uno di questi animali, può assumere a sua volta il principio attivo.

L’EPA sottolinea che i rodenticidi anticoagulanti di seconda generazione possono essere particolarmente persistenti e che i roditori possono accumulare quantità elevate prima di morire. I predatori o gli animali che ne consumano le carcasse possono quindi essere esposti a dosi nocive.

Tra gli animali interessati ci sono anche i rapaci. Studi raccolti dall’EPA hanno documentato esposizione ad anticoagulanti in diverse specie di uccelli predatori, compresi i gufi.

Un topo avvelenato può diventare un pericolo per altri animali

Il problema, quindi, non termina necessariamente con la morte del roditore.

Un topo contaminato può diventare una preda per gufi, falchi e altri animali selvatici. In questo modo la sostanza utilizzata per eliminare un infestante può raggiungere specie che non erano il bersaglio del trattamento.

Documenti dell’EPA riportano che roditori avvelenati con alcuni principi attivi, tra cui brodifacoum e bromadiolone, possono provocare la morte di consumatori secondari sia tra gli uccelli sia tra i mammiferi.

La vicenda del gufo viene quindi utilizzata per richiamare l’attenzione sulle conseguenze che l’impiego dei rodenticidi può avere sulla fauna selvatica e sulla necessità di adottare sistemi di controllo dei roditori valutandone attentamente i possibili effetti sugli altri animali.

Francesco Antonicelli

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