I Cani e il loro mondo

Cancro nei cani, la ricerca guarda all’intestino: individuati 11 gruppi batterici

Uno studio dell’Oregon State University ha individuato 11 gruppi di batteri intestinali associati alla durata della sopravvivenza dei cani con cancro.

Una parte della risposta dei cani alle terapie oncologiche potrebbe dipendere da qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginare: i microrganismi presenti nel loro intestino.

A indicarlo è una ricerca condotta dall’Oregon State University, che ha analizzato il microbioma intestinale di cani affetti da differenti forme tumorali, cercando eventuali legami tra la composizione batterica e l’andamento della malattia. Lo studio ha individuato 11 gruppi specifici di batteri associati alla sopravvivenza degli animali: alcuni risultavano collegati a tempi più lunghi, altri a una sopravvivenza inferiore.

Il microbioma intestinale nei cani con tumore

Il microbioma comprende l’insieme dei microrganismi che popolano l’apparato intestinale. La ricerca suggerisce che la sua composizione potrebbe avere un rapporto con il modo in cui l’organismo affronta il cancro e risponde alle cure.

Non significa, almeno per ora, che determinati batteri siano direttamente responsabili di una maggiore o minore sopravvivenza. I risultati mostrano un’associazione che dovrà essere approfondita attraverso ulteriori studi prima di poter arrivare a eventuali applicazioni cliniche. La stessa università definisce infatti il lavoro come una ricerca in fase iniziale.

L’elemento considerato particolarmente interessante dagli studiosi è proprio la possibilità di utilizzare, in futuro, la composizione del microbioma come ulteriore indicatore nella valutazione dei pazienti oncologici veterinari.

Un possibile test per prevedere la risposta alle cure

Una delle prospettive aperte dalla ricerca riguarda lo sviluppo di esami capaci di analizzare il microbioma intestinale del cane e fornire ai veterinari informazioni aggiuntive sulla possibile risposta ai trattamenti.

Secondo i ricercatori dell’Oregon State University, un’analisi effettuata attraverso un tampone potrebbe un giorno contribuire a prevedere l’efficacia delle cure e aiutare veterinari e proprietari nelle decisioni terapeutiche.

C’è poi un’ipotesi ancora più avanzata: intervenire sulla composizione della flora intestinale per favorire la presenza dei microrganismi associati agli esiti migliori. Anche questa possibilità, tuttavia, richiede ulteriori verifiche e non rappresenta attualmente una terapia disponibile.

La scoperta apre così una nuova linea di ricerca nell’oncologia veterinaria. Capire meglio il rapporto tra tumore, sistema immunitario e batteri intestinali potrebbe consentire in futuro di affiancare alle terapie già utilizzate nuovi strumenti di valutazione e trattamento.

claudia de napoli

Recent Posts

“Grazie per essere rimasta”: Emma stringe la sua cagnolina Luna nell’erba

Per sedici anni le era rimasta accanto, anche dopo la perdita di un figlio. Il…

9 minuti ago

La gatta si nascondeva dal cane, poi una sera si è sdraiata vicino a lui

Per giorni si erano osservati a distanza. A raccontare il cambiamento è la persona che…

1 ora ago

Perché si piange così tanto per un cane? La risposta è nei gesti di ogni giorno

Chi ha vissuto con un cane riconosce il peso di certe abitudini solo quando vengono…

2 ore ago

Rusty non vede più, ma al rifugio c’è qualcuno su cui può sempre appoggiarsi

Un volontario racconta l’attesa di un cane rimasto cieco e il legame con Bella, la…

3 ore ago

“Ho perso mia madre ma ho guadagnato un migliore amico”, il legame inatteso con il suo gatto

Temeva di non riuscire a occuparsi del felino, legato alla madre da sette anni. Nella…

4 ore ago

La cagnolina ringhiava a chiunque: una veterinaria è rimasta davanti al suo box per ore

Pesava appena due chili e rischiava l’eutanasia. Quel giorno, al rifugio, una veterinaria ha deciso…

5 ore ago