Era gravemente ferita, denutrita e disidratata, ma continuava a nutrire i suoi cuccioli. La volontaria ha deciso di salvarli tutti.
Il rifugio aveva già chiuso le porte a nuovi ingressi. Mancavano fondi, mancavano volontari e c’erano quasi 270 gatti da seguire. Poi è arrivata una telefonata dal veterinario.
Una mamma gatta era stata trovata in un cortile insieme ai suoi piccoli. Nessuno dei vicini l’aveva reclamata e l’animale era stato portato in clinica. Le sue condizioni, però, erano molto più gravi di quanto si potesse immaginare.
«È in condizioni terribili», aveva scritto l’assistente veterinaria alla volontaria.
Quando quest’ultima è arrivata, la radiografia ha mostrato la verità: la colonna vertebrale della gatta era completamente spezzata.
La lesione non era recente. Le zampe e i piedi presentavano piaghe profonde, compatibili con il fatto che la gatta si fosse trascinata a lungo usando soprattutto la parte anteriore del corpo.
Era estremamente magra, disidratata e con le gengive quasi bianche. Nonostante tutto, continuava a occuparsi dei suoi piccoli.
Secondo la ricostruzione della volontaria, le ferite lasciavano pensare che la gatta avesse vissuto in quelle condizioni almeno per buona parte del periodo successivo alla nascita dei cuccioli. Probabilmente si spostava in cerca di acqua e cibo per poi tornare da loro, nutrirli e tenerli al caldo.
Una resistenza che ha colpito profondamente chi si occupava del recupero.
Le condizioni della colonna vertebrale erano troppo compromesse e non c’erano possibilità concrete di riparare il danno.
La volontaria è rimasta con lei fino alla chiusura della clinica. Prima dell’ultimo saluto, la mamma gatta ha potuto stare ancora accanto ai piccoli e allattarli un’ultima volta.
Poi è arrivata la decisione di porre fine alle sue sofferenze.
La donna l’ha tenuta tra le braccia fino alla fine, promettendole che si sarebbe occupata dei cuccioli al suo posto.
La gatta non aveva un nome. Prima di lasciarla andare, la volontaria ha deciso di chiamarla Liberty, scegliendo un nome che per lei rappresentava la liberazione dal dolore e da una vita di sofferenza.
Nonostante la struttura fosse già al limite delle proprie possibilità, i cuccioli sono stati presi in carico.
Dopo la morte di Liberty, la volontaria li ha sistemati nel trasportino e li ha portati via dalla clinica, assumendosi l’impegno di garantire loro cure, protezione e, in futuro, una casa.
Il racconto si chiude con un appello alla responsabilità verso gli animali domestici, in particolare alla sterilizzazione e alla necessità di tenerli al sicuro.
Liberty non è riuscita a sopravvivere alle ferite, ma i suoi piccoli sono ora protetti. La promessa fatta alla loro mamma è che non verranno lasciati soli.
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