La tartarugata era aggrappata a una tavola al largo del Maine. Il recupero ha richiesto cure lunghe e un’adozione inattesa.
Undici ore in mare, con le zampe anteriori conficcate in un pezzo di legno alla deriva. È così che Plank, una gatta tartarugata di pochi chili, è stata trovata ancora viva nelle acque fredde al largo del Maine, dopo essere stata gettata nell’oceano durante la notte.
A notarla, nel settembre 2023, è stato un pescatore di aragoste impegnato al largo di un piccolo porto del nord dello Stato. All’inizio sembrava solo un frammento di tavola bagnata. Avvicinandosi, l’uomo ha capito che su quel legno c’era un animale stremato.
Plank trovata in mare da un pescatore del Maine
La gatta era quasi immobile. Il corpo tremava, il mento poggiava sulla tavola e le zampe posteriori restavano immerse nell’acqua. Non si trattava di un semplice appoggio: gli artigli anteriori erano penetrati nel legno con una forza tale da rendere impossibile staccarla senza ferirla.
Il pescatore ha evitato di tirarla via. Ha tagliato il pezzo di tavola a cui era rimasta attaccata e ha caricato entrambi sulla barca. Poi l’ha avvolta nella sua giacca e ha chiesto aiuto via radio.
Al porto, intanto, le autorità stavano ricostruendo quanto accaduto. Una telecamera di sicurezza avrebbe ripreso due persone a bordo di un motoscafo mentre lanciavano in acqua un piccolo oggetto, a circa tre miglia dalla costa. Le dimensioni erano compatibili con quelle di un gatto. L’imbarcazione è stata poi identificata e i responsabili incriminati.
Le condizioni della gatta dopo il salvataggio
Arrivata in clinica veterinaria, Plank era in condizioni critiche. Anche sotto sedazione, il corpo ha continuato per alcuni minuti a mantenere la presa sul legno. Solo dopo i veterinari sono riusciti a liberare le zampe.
Le ferite erano profonde. Molti artigli si erano spezzati o piegati intorno alle schegge, mentre i cuscinetti risultavano lacerati. Tra le dita sono stati rimossi diciotto frammenti di legno.
La gatta presentava anche ipotermia, disidratazione, problemi respiratori e irritazioni dovute all’acqua salata ingerita. Le zampe posteriori, rimaste immerse a lungo, avevano riportato danni ai nervi. Una è migliorata con il tempo, l’altra ha lasciato una lieve difficoltà nel passo. Anche gli occhi hanno subito conseguenze: uno è rimasto opaco in modo permanente.
Secondo il racconto del veterinario, casi di quasi annegamento e ipotermia erano già stati affrontati, ma mai con una resistenza simile. Per le sue condizioni iniziali, la gatta avrebbe potuto cedere molto prima.
Dal recupero all’adozione
La convalescenza è durata settimane. Plank ha avuto bisogno di flebo, trattamenti per gli organi sotto stress, cure alle zampe e terapia per recuperare almeno in parte la mobilità. Gli artigli sono ricresciuti, anche se alcuni sono rimasti deformati.
A prendersi cura di lei, alla fine, è stato lo stesso pescatore che l’aveva trovata. Dopo oltre trent’anni trascorsi in mare tra reti e trappole per aragoste, non aveva mai portato a casa un gatto. Questa volta ha deciso di farlo.
L’ha chiamata Plank, “tavola”, in riferimento al pezzo di legno che le aveva permesso di restare viva. Un oggetto abbandonato, senza direzione, era diventato l’unico appiglio tra lei e l’oceano.
La nuova vita nella casa sul porto
Oggi Plank ha circa cinque anni e vive nella casa del pescatore, affacciata sul porto. Evita l’acqua, non si avvicina al molo e preferisce guardare il mare dalla finestra. Porta ancora i segni di quella notte: l’occhio opaco, la zampa trascinata, gli artigli curvi e una sensibilità persistente alle zampe.
Ogni sera, quando l’uomo rientra, la gatta sale sulle sue ginocchia. All’inizio affondava gli artigli nella giacca come aveva fatto con la tavola, con la stessa presa rigida e istintiva. Lui la lasciava fare, restando seduto anche a lungo.
Col tempo, quella tensione ha iniziato ad allentarsi. Alcune sere Plank si aggrappa ancora. In altre, appoggia soltanto le zampe e resta ferma, senza stringere. Non è più solo il gesto di un animale che teme di cadere. È il segno di una fiducia ricostruita lentamente, dentro una casa dove il mare è ancora vicino, ma non può più portarla via.