Al rifugio lo avevano avvertito del suo carattere difficile. Ma quell’uomo non volle lasciarlo indietro e cercò un’altra strada.

Dopo la morte del suo cane Justice, tornare a casa era diventato difficile. Il silenzio lo spinse a entrare in un rifugio vicino al luogo in cui lavorava.

Appena arrivato, un piccolo cane cominciò ad abbaiare senza fermarsi.

L’uomo preferì prima guardare gli altri animali, ma nessuno riuscì a colpirlo davvero. Così tornò davanti a quella gabbia e comunicò al personale il numero del cane.

Fu allora che ricevette un avvertimento: Pepsi aveva già avuto problemi con due famiglie che avevano provato ad adottarlo.

La risposta fu immediata: «Lui viene con me».

Secondo il suo racconto, se non fosse stato adottato, Pepsi avrebbe rischiato l’eutanasia.

A casa, inizialmente, tutto sembrò funzionare. I problemi emersero quando arrivarono altre persone. Pepsi mostrava comportamenti aggressivi e la situazione divenne ancora più delicata in presenza dei nipotini.

Ma il suo nuovo proprietario non voleva rinunciare a lui.

Dopo alcune ricerche contattò Sit Means Sit e iniziò un percorso di addestramento. Il cambiamento, racconta, fu profondo: Pepsi divenne più gestibile e poteva persino accompagnarlo nelle passeggiate senza guinzaglio.

Alla fine quell’uomo, che al rifugio era stato invitato a non farsi troppe illusioni, avrebbe descritto Pepsi come «uno dei migliori cani che abbia mai avuto».

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