La malattia era ormai troppo avanzata. Dopo settimane di cure, arrivò la decisione più dolorosa: non lasciarlo soffrire ancora.
Quella mattina era raggomitolato nella sua coperta preferita. Respirava lentamente e, quando lei gli posò una mano accanto, alzò appena lo sguardo.
Era arrivato il momento che aveva temuto per settimane.
Il cane aveva affrontato cure, iniezioni e una stanchezza sempre più pesante. Continuava però a reagire, arrivando perfino a muovere piano la coda durante le visite veterinarie.
Poi la situazione era cambiata. Il veterinario aveva spiegato che la malattia era ormai troppo avanzata e che il dolore continuava a tornare nonostante le terapie.
La sua umana prese così la decisione di interrompere le sofferenze.
Rimase con lui fino alla fine, parlandogli con la stessa voce che conosceva da sempre. Gli disse che era stato coraggioso, gentile e che non lo avrebbe dimenticato.
Poco alla volta il respiro del cane diventò più lento. Restò con la testa appoggiata sulla sua mano, fino all’ultimo sospiro.
Dopo, nella stanza rimase soltanto il silenzio.
Oggi la donna conserva ancora la sua coperta sul divano. È uno degli oggetti che le ricorda quelle ultime ore trascorse insieme e, soprattutto, quello sguardo incrociato poco prima di lasciarlo andare.



