Al ritrovamento tremava e non abbaiava. Accanto a lei, un foglio bagnato dalla pioggia affidava a qualcuno il compito di cercarle una famiglia.
Maris era in un sacco nero, fuori da un rifugio. Accanto a lei qualcuno aveva lasciato un biglietto, ormai inzuppato di pioggia: «Si chiama Maris. Per favore, trovatale una buona casa». Poche parole che consegnavano a chi l’avrebbe trovata il suo nome e una richiesta, mentre la cagnolina era rimasta lì ad aspettare.
Quando è stata scoperta, le sue piccole zampe tremavano. Non abbaiava e non emetteva lamenti: guardava verso l’alto. Nessuno sa quanto tempo fosse trascorso prima che qualcuno si accorgesse di lei e di quel sacco lasciato all’esterno della struttura.
Il suo nome, scritto sul foglio bagnato, è diventato il modo per rivolgersi a lei. E Maris, oggi, quando lo sente pronunciare scodinzola. È questo il gesto descritto da chi ne racconta la storia e chiede per lei una possibilità di essere accolta.
La ricerca di una famiglia accompagna così Maris oltre quel ritrovamento. La casa invocata nel biglietto è ancora da trovare, per una cagnolina che risponde al proprio nome muovendo la coda.


