Un ragazzo si ferma e raccoglie il piccolo. La coppia pensa a un’accoglienza temporanea, finché una sera arriva una domanda.
Dal finestrino sembrava una foglia. Poi quel piccolo movimento sul bordo della strada ha spinto un ragazzo a frenare: lì c’era un gattino minuscolo, solo e tremante.
Il ragazzo si è fermato e si è accovacciato per avvicinarlo. Non ha dovuto inseguirlo né cercare di convincerlo a uscire da un nascondiglio. Il piccolo gli è corso incontro, accorciando da solo la distanza. Lui lo ha raccolto tra le braccia e ha mandato una foto alla sua fidanzata.
Vedendo quell’immagine, lei ha subito immaginato che il gattino sarebbe arrivato a casa con loro. Durante il tragitto il piccolo si è addormentato sul petto del ragazzo, contro il quale si era sistemato dopo essere stato raccolto dalla strada.
La coppia lo ha accolto, mettendo però una condizione: sarebbe rimasto «solo temporaneamente». Una decisione provvisoria, almeno nelle parole con cui avevano cominciato a parlarne.
Poi, una sera, proprio il ragazzo che si era fermato a soccorrerlo ha fatto una domanda alla sua compagna: «Va bene… lo teniamo, vero?». L’accoglienza temporanea è diventata così un’adozione.
Oggi quel gattino è cresciuto ed è ancora con loro. Continua a raggomitolarsi contro il ragazzo che lo aveva visto muoversi sul ciglio della strada. Ogni volta che li guarda insieme, la sua compagna ripensa alla prima fotografia ricevuta: il piccolo appena raccolto, già tra le braccia della persona con cui sarebbe rimasto.


