Titan muore tra le braccia del suo umano: il ricordo del pitbull che chiedeva carezze

Il linfoma, il rapido dimagrimento e la polmonite hanno segnato le sue ultime settimane. Il proprietario lo saluta ricordando le loro abitudini quotidiane.

Titan spingeva la mano del suo proprietario quando voleva una carezza. Poi gli si lasciava cadere addosso con tutto il peso, come faceva da piccolo. Sono questi i gesti che tornano alla mente dell’uomo nelle ore successive alla morte del suo pitbull.

Il cane aveva un linfoma, aveva perso peso rapidamente e si era ammalato anche di polmonite. Le sue condizioni erano peggiorate fino alla fine. Il proprietario lo ha stretto tra le braccia e ora continua a chiedersi se, in quel momento, Titan abbia sentito tutta la sua vicinanza.

«È finita… e sono ancora qui seduto, incredulo», scrive. Il dolore dell’addio si mescola ai ricordi del compagno che cercava nei giorni difficili, della presenza costante con cui aveva condiviso la propria quotidianità.

Ripensa alla reazione di Titan davanti a un puppuccino e all’espressione che gli attribuiva quando gli serviva il cibo troppo caldo. Ricorda soprattutto il contatto: le richieste di attenzione, il corpo appoggiato al suo, quell’abitudine di cercarlo per ricevere affetto.

«Non c’è una sola cosa che non avrei fatto per tenerti qui», gli rivolge nel saluto. È la frase con cui esprime l’impotenza provata davanti alla malattia, dopo aver desiderato più tempo da trascorrere insieme.

Nella dedica immagina anche di poterlo incontrare di nuovo, un giorno. Il ricordo concreto a cui torna, però, è quello dell’ultimo abbraccio: Titan stretto a lui, mentre il suo proprietario cercava di fargli sentire quanto fosse amato.

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