La piccola randagia è stata soccorsa grazie ai volontari dell’associazione “Le Sfigatte”. Ora è al sicuro e in fase di recupero
È viva e sta meglio Valmora, la gattina randagia rimasta per dieci giorni con la testa incastrata in una bottiglia di plastica tra le villette della precollina di Torino. A raccontare la vicenda è l’associazione torinese Le Sfigatte, che ha seguito ogni fase del salvataggio, documentandola anche con video e aggiornamenti online.
Tutto ha avuto inizio due domeniche fa, quando una ragazza che si prende cura di una piccola colonia felina ha notato uno dei gatti in evidente difficoltà: una cucciola si muoveva con la testa intrappolata in una bottiglia trasparente. Impossibile avvicinarla: Valmora era spaventata, affamata e disidratata, ma restava lontana da chiunque cercasse di aiutarla.
Per giorni, i volontari dell’associazione si sono alternati per monitorare la situazione, sperando di riuscire ad avvicinarla. Ma Valmora non mangiava, non beveva, e continuava a nascondersi tra i giardini e le case abbandonate. «Sabato abbiamo chiamato i Vigili del Fuoco, ma lei si è rintanata in una casa inaccessibile», racconta Caterina, una delle volontarie.
L’unica cosa da fare era continuare a seguirla con discrezione, senza spaventarla, nella speranza che si avvicinasse abbastanza per poterla soccorrere.
La svolta è arrivata domenica sera. Valmora, ancora con la bottiglia stretta attorno alla testa, è salita sul balcone della stessa ragazza che per prima aveva dato l’allarme. Con uno scatto, è riuscita a spingerla in casa e chiudere la finestra, permettendo così ai volontari di recuperarla con un trasportino.
«L’abbiamo portata subito alla clinica veterinaria di Borgo Po – spiega Caterina – dove finalmente i medici hanno potuto liberarla dalla bottiglia. Ora sta bevando e mangiando, ma è presto per sapere se ci siano danni a lungo termine. Dieci giorni senza cibo e acqua sono tanti».
Se le condizioni continueranno a migliorare, Valmora verrà sterilizzata e poi riaccompagnata nel giardino dove ha sempre vissuto, con la sua colonia e la presenza rassicurante di chi l’ha salvata. “È lì che è cresciuta, è lì che tornerà”, concludono i volontari de Le Sfigatte, ricordando quanto sia importante non voltarsi dall’altra parte di fronte a un animale in difficoltà.
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