I Cani e il loro mondo

Nel giorno dello sgombero, un anziano non viene ascoltato finché qualcuno guarda il suo cane

Un uomo di ottantaquattro anni assiste alla vendita degli oggetti di casa prima del trasferimento in struttura. Un gesto verso il suo cane cambia l’atmosfera e restituisce dignità.

La vendita di sgombero e l’invisibilità

Alle nove del mattino il vialetto si riempie di sconosciuti. È il giorno della vendita di sgombero, organizzata prima del trasferimento in una casa di riposo. L’uomo, 84 anni, osserva dalla sedia a rotelle mentre estranei entrano nel suo salotto, toccano mobili, dischi, oggetti personali, valutandoli rapidamente. Nessuno gli rivolge la parola. Accanto a lui c’è Tito, cane meticcio di tredici anni, dal pelo color miele e dal muso imbiancato, acciambellato sulla poltrona di pelle vicino alla finestra. Quella poltrona risale al 1978, acquistata insieme alla moglie Eleonora, oggi scomparsa. Sulla seduta compare un adesivo verde con il prezzo: 40 euro. Per chi entra è solo un mobile usurato, per l’uomo è uno dei pochi punti fermi rimasti.

Il tentativo di allontanare il cane

Tra i visitatori arriva una donna sui quarant’anni, vestita con cura, che osserva la poltrona come un oggetto di design. Nota Tito addormentato sopra e, senza rivolgersi al proprietario di casa, schiocca le dita vicino all’orecchio del cane per farlo scendere. Tito, confuso e con difficoltà alle zampe posteriori, tenta di alzarsi ma scivola, emettendo un lamento. La donna commenta infastidita e chiede che “venga tolta la merce”, lamentando l’odore e il pelo. In quel momento l’uomo resta in silenzio, incapace di intervenire, sentendosi escluso dalla propria casa e dalla decisione su ciò che conta davvero.

Il gesto del ragazzo e il rispetto ritrovato

Un giovane, poco più che trentenne, interviene senza alzare la voce. Si avvicina a Tito, si inginocchia e lo accarezza con delicatezza. Poi si rivolge all’organizzatore della vendita e chiede il prezzo della poltrona. Alla risposta, estrae delle banconote e paga più del richiesto, dichiarando di averla acquistata. Specifica che, essendo sua, decide lui chi può restarci sopra. Aiuta Tito a sistemarsi di nuovo sulla seduta e rassicura il cane. Successivamente guarda l’anziano e gli spiega che la poltrona resterà lì finché lui e il cane non saranno pronti ad andare via. Racconta di aver perso un cane anziano l’anno precedente e di riconoscere la fatica e la stanchezza di Tito. La donna si allontana, mentre nel salotto cala un silenzio diverso. Per la prima volta dall’inizio della mattinata, l’uomo si sente visto e ascoltato.

Francesco Antonicelli

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