Nel giorno dell’anniversario della morte del suo cane, entra in un canile solo per donare coperte. Ne esce adottando due cuccioli che rischiavano la separazione definitiva.
Era domenica. Tra le mani coperte e qualche giocattolo. Nel cuore una data che non smetteva di fare male: il primo anniversario della morte del suo cane, compagno di quattordici anni di vita. Non era lì per adottare. Voleva solo fare qualcosa in suo nome. Un gesto semplice, discreto. Alla reception, però, qualcosa lo ha fermato. Una volontaria dagli occhi gonfi, segnati dalla stanchezza, cercava di trattenere le lacrime. Alla domanda più semplice – “Va tutto bene?” – la risposta è arrivata spezzata: “Siamo pieni. Entro domani a mezzogiorno dobbiamo liberare spazio. C’è una cucciolata in fondo…”. La frase è rimasta sospesa. E con lei, il respiro.
Nell’area dei cuccioli, in un box metallico, c’erano due meticci di circa sei mesi. Erano rannicchiati l’uno contro l’altro, così vicini da sembrare un solo corpo. Dormivano e si muovevano insieme. “Sono qui da quattro settimane”, ha sussurrato la volontaria. “Sono meticci. E in due. Nessuno li vuole”. Quelle parole non chiedevano una risposta. Ma il tempo sì. La padrona di casa aveva dato il consenso per un solo cane. Uno. Non due. Eppure, davanti a quella coppia inseparabile, l’idea di scegliere è diventata impossibile. Per loro non c’era un “poi”. C’era solo un “entro mezzogiorno”.
Nel parcheggio, con le lacrime agli occhi, è partita una telefonata. Una richiesta fatta senza difese. Una promessa di responsabilità, di attenzione, di impegno. Dall’altra parte, dopo un silenzio lungo, è arrivato un sì. Non un sì semplice. Un sì che cambiava il destino di due vite. Bobby e Bunny sono usciti dal canile insieme. Non sapranno mai cosa significava quella “lista del mezzogiorno”. Non sapranno mai quanto poco tempo restava. Sapranno solo che ora sono al sicuro. Che dormono insieme. E che nessuno li separerà mai più.
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