In Puglia il cane Dankan affronta il peggioramento dell’insufficienza renale: la decisione dell’eutanasia arriva dopo cure, tentativi estremi e una battaglia combattuta fino all’ultimo.
L’insufficienza renale e il corpo che non reagisce più
“Vuoi reagire, questo lo sappiamo, ma il tuo corpo è stanco e sofferente e per questo abbiamo deciso di non farti soffrire più”. Le parole dedicate a Dankan raccontano una realtà diventata, giorno dopo giorno, sempre più dura. L’insufficienza renale ha iniziato a consumarlo lentamente, senza tregua. Le forze si sono ridotte, il corpo ha smesso di rispondere alle terapie e anche i segnali più piccoli di ripresa si sono spenti. Chi gli è rimasto accanto ha visto la fatica, il dolore silenzioso, la dignità con cui affrontava ogni giornata. “Stai odiando il fatto di farti vedere così debole e così logorato nell’anima”, hanno scritto, spiegando una sofferenza che non era solo fisica. Il peggioramento è stato evidente, rapido, impossibile da ignorare.
I tentativi, le cure e il senso di colpa
La decisione non è arrivata senza tentativi. “Abbiamo tentato tutto, anche l’impossibile”, è stato spiegato. È stata valutata la dialisi, ma la risposta è stata negativa: per Dankan avrebbe significato solo un lungo calvario, senza reali prospettive di miglioramento. È stato chiesto un nuovo ricovero, ma anche quella strada non avrebbe cambiato l’esito. Le ultime 24 ore sono state decisive. In accordo con il veterinario, è stato concesso tempo per osservare un’eventuale reazione. Invece, le condizioni sono peggiorate “in maniera allucinante”. Il senso di colpa è emerso con forza. “Non essere riuscite a trovarti una famiglia è un peso che non potremmo mai perdonarci”, hanno ammesso. Un dolore che si somma a quello della perdita, vissuto come un fallimento personale nonostante l’impegno costante.
La scelta dell’eutanasia e l’ultimo gesto d’amore
“Maledetta insufficienza renale, non ti perdoneremo mai”. La malattia ha vinto, consumando Dankan lentamente, giorno dopo giorno. Di fronte a una sofferenza che non poteva più essere definita vita, è arrivata la scelta più difficile. “Oggi andremo in clinica per poter effettuare l’eutanasia, perché questa per lui non è più vita”. Una decisione presa per fermare il dolore, non per abbandonare. È stata scelta la cremazione. “Non voglio sentire commenti di disaccordo, perché lui non è uno scarto. Lui una famiglia l’ha avuta ed eravamo noi”. Dankan non è stato solo un cane malato. È stato una presenza, una responsabilità, una storia condivisa dall’inizio alla fine.
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