I Cani e il loro mondo

Salvato dopo l’investimento, poi conteso: il calvario del piccolo barboncino

Cucciolo barboncino ferito in autostrada, volontari travolti da debiti veterinari e tensioni legali: alla fine arriva l’adozione in provincia di Milano.

Lo hanno trovato sull’asfalto, con la schiena spezzata e pochissimo tempo davanti, ma salvarlo è diventato molto più difficile del previsto. La storia di un cucciolo di barboncino investito e lasciato per strada ha attraversato cliniche, promesse non mantenute, debiti veterinari, denunce e un lungo braccio di ferro prima del trasferimento nella sua nuova famiglia.

Barboncino investito in autostrada, il primo soccorso e il ritorno nel punto del ritrovamento

Il cucciolo era stato trovato ferito lungo una strada ad alta percorrenza, dopo essere stato investito e lasciato lì, in condizioni gravissime. Una ragazza lo aveva raccolto e portato in clinica, permettendo almeno una prima valutazione veterinaria. La diagnosi, però, è stata pesantissima: frattura della colonna vertebrale.

Secondo il racconto dei volontari, dopo aver saputo la gravità della situazione, la stessa persona avrebbe riportato il piccolo nel punto in cui lo aveva trovato, lasciandolo nuovamente in una condizione di estrema vulnerabilità. Un passaggio che ha acceso indignazione e paura, perché un animale con una lesione simile non può essere abbandonato né spostato senza adeguata assistenza.

A intervenire successivamente sarebbe stata un’altra ragazza, che si sarebbe detta pronta a sostenere le spese veterinarie necessarie per salvare il cucciolo. Da quel momento, però, la vicenda avrebbe preso una piega ancora più complessa. I volontari raccontano di essere stati coinvolti attraverso moduli di consenso firmati nelle cliniche veterinarie, con responsabilità economiche poi ricadute su di loro.

La priorità, intanto, restava una sola: tenere in vita il barboncino. Il piccolo aveva bisogno di un intervento chirurgico, di cure urgenti e anche di una trasfusione di sangue. Ogni ora era decisiva.

Debiti veterinari e accuse dei volontari: il caso esplode dopo l’intervento

Dopo l’operazione e la trasfusione, secondo quanto riferito dai volontari, la persona che inizialmente si era impegnata a seguire il cane avrebbe fatto un passo indietro. In un messaggio avrebbe scritto che “lei non voleva seguirlo più e di continuare loro”, lasciando il cucciolo e le spese sulle spalle di chi già si occupava di numerosi animali in difficoltà.

Il conto veterinario avrebbe superato i 3000 euro, una cifra pesante per volontari già stanchi, con emergenze aperte e tanti cani da curare. La clinica, dopo i primi sei giorni, avrebbe chiesto 350 euro al giorno per continuare a tenere il piccolo ricoverato. Una spesa insostenibile, soprattutto in una situazione in cui le promesse di aiuto economico si sarebbero trasformate in un nuovo problema.

Nonostante tutto, i volontari hanno continuato a seguire il percorso del cucciolo. Hanno gestito le cure, l’intervento chirurgico, la terapia successiva e anche la ricerca di un’adozione. In parallelo, secondo il loro racconto, sarebbero state avviate denunce contro la persona accusata di aver mentito e di non aver mantenuto gli impegni presi.

La vicenda, nata come un salvataggio urgente, si è così trasformata in un caso più ampio, fatto di accuse, responsabilità economiche e tensioni tra chi sosteneva di voler aiutare e chi, concretamente, si è ritrovato a dover garantire cure e pagamenti.

La contesa sul cucciolo, il compromesso e l’adozione in provincia di Milano

Dopo circa un mese, quando il cucciolo era già stato affidato a una casa e stava seguendo terapie farmacologiche e controlli, la situazione si sarebbe complicata ancora. Secondo i volontari, dopo le denunce, la persona coinvolta sarebbe intervenuta per riprendere il cane, che sarebbe finito nuovamente chiuso in un box in clinica.

In quel periodo, la ferita del piccolo si sarebbe riaperta e avrebbe sviluppato un’infezione. Per i volontari, il tempo per una soluzione legale ordinaria era troppo lungo rispetto alle condizioni del cucciolo. Il rischio era che una battaglia formale rallentasse cure, trasferimento e stabilità proprio nel momento in cui il cane aveva bisogno di continuità.

Per questo, raccontano, sarebbe stato necessario scendere a compromessi. Le denunce sarebbero state ritirate in cambio della possibilità di liberare il cucciolo e riportarlo nella casa che lo stava aspettando. Una scelta dolorosa, descritta come obbligata dalla necessità di proteggere subito il cane, senza perdere altro tempo.

Alla fine, il piccolo barboncino è stato salvato. Dopo l’investimento, la frattura alla colonna, l’intervento, la trasfusione, l’infezione e il braccio di ferro tra le parti, il cucciolo si trova ora con la famiglia che lo ha adottato in provincia di Milano. I volontari continuano a indicare la vicenda come un salvataggio estremo, segnato da cure, debiti e passaggi difficili, concluso con l’arrivo del cane nella sua nuova casa.

Francesco Antonicelli

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