Nel 2014, Karina Chikitova sopravvisse undici giorni nei boschi della Yakutia grazie alla presenza della sua cagnolina Naida.
Aveva solo quattro anni quando si perse nella taiga della Yakutia, una delle aree più dure e isolate della Russia. Karina Chikitova scomparve nel 2014 nella Repubblica di Sacha, dopo aver seguito il padre senza che lui se ne accorgesse mentre si dirigeva al lavoro per partecipare alle operazioni contro alcuni incendi boschivi.
In famiglia, per giorni, nessuno comprese cosa fosse accaduto. La nonna pensava che la bambina fosse con il padre. Il padre, invece, ignorava che Karina lo avesse seguito. Solo dopo quattro giorni la sua assenza divenne evidente e partirono le ricerche.
La piccola, intanto, era sola nella foresta. Accanto a lei c’era Naida, la sua cagnolina, che non l’abbandonò durante i momenti più difficili.
La zona in cui Karina si perse è una delle più estreme del territorio russo. La taiga della Yakutia è vasta, difficile da attraversare e piena di pericoli, soprattutto per una bambina così piccola. Freddo, insetti, fame e animali selvatici rendevano ogni ora più rischiosa.
Per undici giorni Karina riuscì a resistere in condizioni durissime. Si nutrì di bacche e bevve acqua dove poteva trovarla. Durante la notte, quando le temperature diventavano ancora più pesanti da sopportare, Naida restava vicino a lei, aiutandola a mantenere calore e sicurezza.
La presenza della cagnolina fu decisiva. Per una bambina di quattro anni, sola in un ambiente così ostile, avere accanto un animale conosciuto significava non affrontare completamente da sola la paura, il freddo e l’attesa.
Dopo nove giorni, Naida tornò improvvisamente al villaggio. Quel rientro cambiò il corso delle ricerche. Fino a quel momento, il timore che Karina non fosse più viva era diventato sempre più forte. Il ritorno della cagnolina, invece, fece pensare ai soccorritori che la bambina potesse essere ancora da qualche parte nella foresta.
Le squadre intensificarono le verifiche e seguirono le tracce nella zona. Due giorni dopo, Karina venne trovata viva. Era stremata, coperta di punture di insetti e provata dagli undici giorni trascorsi nella taiga, ma era sopravvissuta.
Il ritrovamento fu considerato straordinario proprio per l’età della bambina e per le condizioni dell’ambiente in cui era rimasta dispersa. La sua resistenza, insieme alla presenza di Naida, trasformò quella vicenda in una storia ricordata ancora oggi.
Il legame tra Karina Chikitova e Naida è diventato un simbolo nella città di Yakutsk, dove una statua le raffigura insieme. Un modo per ricordare non soltanto il salvataggio, ma anche la fedeltà della cagnolina durante quei giorni nella foresta.
La storia di Karina racconta la forza di una bambina rimasta sola in un luogo ostile e la presenza costante di un animale che le è rimasto accanto fino a quando ha potuto. Quando Naida è tornata al villaggio, ha permesso ai soccorritori di credere ancora nella possibilità di trovarla viva.
Undici giorni nella taiga avrebbero potuto avere un esito tragico. Invece Karina fu ritrovata e riportata a casa. Accanto alla sua sopravvivenza resta il ruolo della sua cagnolina, che in quei giorni non fu soltanto una compagna: fu una protezione, un punto di riferimento e, indirettamente, la chiave della salvezza.
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