I Cani e il loro mondo

Nina lasciata in rifugio con due borse e la pettorina ancora addosso

Nina, Cairn Terrier di sette anni, è rimasta nell’ingresso del rifugio ad aspettare chi l’aveva appena lasciata.

Quando le luci dell’accoglienza stavano per essere spente, Nina era ancora seduta tra due borse, con la pettorina rossa allacciata e una piccola campanella ormai quasi muta. Sul bancone c’erano i documenti appena firmati. Due firme, due grafie diverse, e al centro dell’ingresso una Cairn Terrier di sette anni che continuava a guardare la porta.

Non fissava i box e non cercava il personale. Restava immobile, con le orecchie attente a ogni rumore proveniente dall’esterno. Il passaggio di un’auto, una voce lontana, il cigolio del cancello: a ogni suono il corpo di Nina sembrava trattenere l’attesa. La campanella sulla pettorina si muoveva appena, come se ogni tintinnio potesse annunciare un ritorno.

Nina lasciata con la pettorina rossa

Nelle due borse appoggiate nell’ingresso c’erano gli oggetti portati insieme a lei: un guinzaglio consumato, una ciotola in acciaio, una coperta con peli chiari rimasti nelle cuciture. Tutto era stato sistemato con ordine, quasi a voler consegnare al rifugio non solo il cane, ma anche una parte della sua vita precedente.

Per Nina, però, quei gesti non avevano il significato che gli adulti attribuiscono ai documenti e alle firme. La pettorina era quella della passeggiata, quella che si indossa per uscire e poi tornare a casa. Per questo continuava a restare orientata verso l’ingresso, cercando ancora la mano che fino a poco prima reggeva il suo guinzaglio.

L’operatrice si è accovacciata accanto a lei senza forzare il contatto. Nina l’ha guardata per un istante, poi ha riportato gli occhi verso la porta. Non rifiutava la presenza di chi era rimasto. Semplicemente non riusciva ancora a spostare la propria attenzione da chi se n’era andato.

Le borse nell’ingresso e la prima notte

Dopo qualche minuto, la donna ha avvicinato una mano. Nina ha respirato più forte, ha mosso appena il muso e poi ha abbassato la testa verso il polso dell’operatrice. La campanella ha suonato una sola volta, nel silenzio dell’ingresso quasi buio.

A quel punto la pettorina rossa è stata slacciata con calma. Non un gesto per cancellare il passato, ma per togliere al cane quell’indumento legato all’idea della partenza. Nina non si è allontanata. Ha chiuso gli occhi mentre la cinghia scivolava via dalle spalle.

Le è stata portata una coperta pulita. L’ha annusata, ma è tornata vicino alle due borse, come se non fosse ancora pronta a scegliere tra ciò che conosceva e ciò che stava iniziando ad accoglierla. L’operatrice si è seduta per terra accanto a lei e le luci dell’accoglienza sono rimaste accese più a lungo.

Solo dopo un po’ Nina ha appoggiato il mento sulla scarpa della donna. Non con tutto il peso, ma abbastanza da cercare un punto fermo. Davanti alla porta che continuava a non restituire nessuno, quella sera non è rimasta da sola.

Emanuele Larocca

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