Era nato da pochi giorni, malnutrito e quasi assiderato. Nonostante le cure e una notte di assistenza, il piccolo non è riuscito a sopravvivere.
Era rannicchiato sotto un cespuglio, quasi immobile, con un miagolio appena percettibile. Il piccolo gatto, nato probabilmente da pochi giorni, è stato trovato in condizioni estremamente precarie: il corpo era freddo, il respiro debole e gli occhi ancora appena aperti.
Chi lo ha trovato lo ha raccolto immediatamente, avvolgendolo in un fazzoletto e sistemandolo in una piccola scatola. Non c’erano tracce della madre né di altri cuccioli nelle vicinanze.
Il gattino respirava a fatica e non sembrava avere la forza necessaria nemmeno per alimentarsi autonomamente.
La visita veterinaria ha confermato la gravità della situazione.
«Neonato. Malnutrito. In ipotermia», ha spiegato il veterinario dopo averlo controllato.
Le possibilità di sopravvivenza apparivano ridotte, ma chi lo aveva soccorso ha chiesto comunque di tentare ogni possibile intervento.
«Dategli solo un piccolo aiuto. Magari dei fluidi. Per favore.»
Il piccolo è stato quindi sottoposto alle prime cure e successivamente riportato a casa. Da quel momento è iniziata un’assistenza continua: una fonte di calore per cercare di riportare la temperatura corporea a livelli compatibili con la sopravvivenza e piccolissime quantità di latte somministrate frequentemente.
Non riusciva a succhiare, ma riusciva ancora a deglutire. Un segnale minimo, sufficiente però a mantenere viva la speranza.
«Ora sei al sicuro. Sei amato. Resta ancora un po’», gli ripeteva la persona che lo stava assistendo.
Nel corso delle ore il gattino è rimasto estremamente debole. A un certo punto, però, ha allungato una zampa e ha toccato un dito della persona che lo teneva accanto a sé.
È stato uno degli ultimi movimenti volontari.
Durante la notte ha smesso di lamentarsi e si è addormentato. Chi lo aveva raccolto è rimasto accanto a lui, controllando continuamente il movimento del torace.
Poco prima dell’alba il respiro si è fermato.
Il piccolo era morto dopo poche ore trascorse lontano dal luogo in cui era stato trovato.
Fino a quel momento non aveva avuto un nome. Prima di seppellirlo in giardino, sotto una giovane pianta, la persona che lo aveva soccorso ha deciso di chiamarlo Speranza.
Il gattino è stato avvolto nello stesso fazzoletto utilizzato per scaldarlo nelle sue ultime ore e sistemato nella piccola scatola che gli aveva fatto da giaciglio.
«Era solo un gattino», è una delle frasi che chi lo ha assistito racconta di aver sentito successivamente.
Una definizione che non riesce però a restituire il peso di quelle ore trascorse tentando di salvarlo. Speranza ha vissuto pochissimo, ma nell’ultima giornata della sua vita non è rimasto solo.
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