La micina si era addormentata proprio lì. Lui non la sveglia, e da quel piccolo gesto comincia un legame inatteso.
All’inizio non voleva saperne.
Quando la piccola gatta è arrivata a casa, tremante e impolverata, lui ha sospirato. Continuava a ripetere di essere “più un tipo da cani” e che quella micina sarebbe rimasta soltanto finché non fosse stata trovata una famiglia.
La mattina dopo, però, qualcosa è cambiato.
La gatta si era addormentata sulle sue pantofole. Lui avrebbe potuto spostarla. Invece è uscito di casa in calzini pur di non svegliarla.
Da lì sono arrivati altri piccoli gesti. Le lasciava pezzetti di prosciutto, controllava la copertina la sera e aveva iniziato a darle soprannomi come “Minuscola”, “la capa” e “Madame Baffetta”.
Poi, un giorno, la scena definitiva: lui sdraiato sulla poltrona e lei accoccolata contro il suo corpo. Le parlava piano, raccontandole la giornata, mentre la gatta faceva le fusa.
Quella che doveva essere una sistemazione temporanea era ormai diventata tutt’altro.
Oggi la micina riconosce i suoi passi quando rientra, gli salta in grembo appena si siede e aspetta accanto a lui mentre beve il caffè. Lui le legge perfino il giornale ad alta voce.
Il gatto che “non voleva” è rimasto.
E adesso “Madame Baffetta” è diventata la presenza che accompagna ogni sua giornata.



