Era magro, impaurito e immobile nel vicolo. Quella sera Maya uscì di casa con una coperta e tornò con un cane.

Era una sera fredda e piovosa quando Maya notò un piccolo cane rannicchiato accanto a un cassonetto, nel vicolo dietro al suo appartamento.

Aveva il pelo arruffato, le costole visibili e non cercava nemmeno di scappare. Restava fermo, osservandola.

Maya non aveva programmato di adottare un animale. Viveva in un appartamento piccolo, lavorava molto e aveva poca esperienza con i cani. Eppure tornò dentro casa, prese un asciugamano, una coperta e un po’ di pollo avanzato.

Poi si avvicinò lentamente.

Il cane non oppose resistenza quando lei lo avvolse nell’asciugamano e lo portò al riparo. Maya decise di chiamarlo Hope, “Speranza”.

I primi giorni furono difficili. Hope sobbalzava davanti ai movimenti improvvisi e per due giorni rifiutò di mangiare. Durante il sonno piangeva. Maya iniziò allora a nutrirlo con le mani, a parlargli con calma e a lasciarlo dormire accanto al letto.

Settimana dopo settimana, qualcosa cambiò.

Hope cominciò a scodinzolare, ad aspettarla alla porta e a portarle i suoi giochi. Nelle sere di pioggia cercava le sue ginocchia, molto lontano ormai da quel vicolo in cui era stato trovato solo e tremante.

Oggi Hope è sano, vivace e vive accanto a Maya, seguendola praticamente ovunque.

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